Archivio mensile Maggio 2020

COVID-19 E SALUTE DEGLI OCCHI, ECCO COME PROTEGGERSI IN ESTATE

Dall’uso delle visiere agli occhiali da sole, dai sintomi a cui fare attenzione all’importanza di recuperare i controlli o le terapie perse durante il lockdown

Sarà necessario andare al mare con la visiera sugli occhi per proteggersi dal contagio da coronavirus? È meglio abbandonare le lenti a contatto quest’estate? Dobbiamo sospettare l’infezione appena gli occhi si arrossano? Dopo il lockdown «Durante il confinamento a casa stimiamo che si siano saltati circa 250mila interventi chirurgici e oltre 3,5 milioni di visite oculistiche, inoltre è sceso del 90 per cento l’accesso in pronto soccorso per distacchi di retina — riferisce Matteo Piovella, presidente SOI —. In alcuni casi il danno è diretto, per esempio in chi ha avuto un distacco retinico e non è stato curato o nei pazienti che non si sono sottoposti a iniezioni intravitreali per una patologia oculare e per questo possono aver avuto un peggioramento della vista; lo stesso vale per chi avrebbe dovuto rimodulare le terapie, mentre in altri casi l’assenza di controlli può aver posticipato il riscontro di problemi. Tantissimi sono stati anche gli interventi rimandati: la maggior parte delle operazioni oculistiche non è in urgenza, ma per la salute degli occhi è opportuno che i pazienti tornino dal medico appena possibile, con la massima fiducia. In estate Sì, quindi, alla ripresa degli usuali controlli ma anche a una maggiore attenzione alla salute oculare: quest’estate dovremo convivere con il virus ancora in circolazione e gli occhi sono un target del virus, che può manifestarsi anche con la congiuntivite, oltre che una porta d’ingresso per il contagio. Significa che dovremo andare in spiaggia con le visiere? «Le mascherine sono il principale presidio di protezione, utili a evitare il contatto con le goccioline che sono il maggior veicolo del virus. Ciò che più conta in realtà è non toccarsi gli occhi con mani che potrebbero essere venute a contatto col virus: sì agli occhiali da sole, per proteggere gli occhi anche dai raggi in spiaggia, e sì agli occhiali da vista. Che in questo periodo vanno preferiti alle lenti a contatto, se riescono a correggere adeguatamente il difetto visivo: le lenti vengono inevitabilmente manipolate e chi volesse comunque portarle, quindi, deve fare attenzione a lavare le mani molto bene e scegliere le lenti monouso. Inoltre, attenzione a toccare le lenti a contatto o gli occhi con mani pulite con gel igienizzanti a base di alcol, sono prodotti molto irritanti».

La congiuntivite è uno dei sintomi del Covid-19 in una piccola percentuale di pazienti, come distinguerla da una congiuntivite di altra natura?
«Le congiuntiviti batteriche sono quasi sempre a carico di entrambi gli occhi e provocano la caratteristica secrezione appiccicosa che al mattino quasi impedisce di aprire gli occhi, quelle allergiche sono bilaterali, fanno lacrimare e in genere sono ricorrenti —. Le congiuntiviti virali invece possono essere a un solo occhio e di solito c’è scarsa lacrimazione; è difficile distinguere se si tratti di SARS-CoV-2 o di un altro virus, per cui in caso di congiuntivite è bene farsi visitare appena possibile per capirne il motivo».
(Corriere, Salute)

La Vitamina C cura il RAFFREDDORE: Vero o Falso?

Da sempre si ritiene che assumere vitamina C sia utile per guarire dal raffreddore.

Ed ecco che assumiamo integratori, mangiamo agrumi e facciamo spremute d’arancia in continuazione. È uno dei “rimedi della nonna” più diffusi in assoluto. Ma è veramente così? La vitamina C ha un ruolo nella cura del raffreddore?
FALSO La vitamina C, o acido ascorbico, è una vitamina idrosolubile e non può essere accumulata nell’organismo, ma deve essere assunta con continuità attraverso l’alimentazione. È una vitamina fondamentale perché rafforza il sistema immunitario, ostacola la sintesi delle sostanze cancerogene (in particolare nello stomaco) e quindi contribuisce alla prevenzione dell’insorgenza dei tumori. Ha anche un’importante azione antiossidante e di contrasto dei radicali liberi. Non discutiamo affatto la sua importanza: tuttavia, la notizia assai diffusa che la vitamina C “curi” il raffreddore è priva di fondamento. La vitamina C non ha alcuna proprietà terapeutica nella cura dei sintomi influenzali e non può essere di alcun aiuto nella prevenzione o nel trattamento di un raffreddore; possiede al massimo un ruolo coadiuvante nell’abbreviare l’episodio influenzale (proprio per la sua azione antiossidante e immunostimolante), ma bisogna stare attenti a non abusarne. L’eccessiva assunzione di vitamina C infatti, può portare, nei casi più gravi, all’ipervitaminosi C, caratterizzata da disturbi ai reni (calcoli, accumulo di ferro), allo stomaco (gastriti) e all’apparato digerente in generale (diarrea, nausea, vomito, crampi). In caso di raffreddore, che spesso viene autodiagnosticato, è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico di fiducia.
(Salute, Humanitas)

SPESSO MI VIENE LA TACHICARDIA: POTREBBE ESSERE UN PROBLEMA SERIO?

Perché in alcune persone il cuore comincia a «battere» più forte? Nel quaderno dedicato alla salute del cuore tutto ciò che c’è da sapere sulla tachicardia

La tachicardia è l’aumento della frequenza del ritmo cardiaco sopra il valore considerato normale a riposo, cioè 100 battiti al minuto. Può accadere di avvertire alterazioni del ritmo cardiaco che dipendono da molti fattori come stress, preoccupazioni e sforzi improvvisi (specie se il soggetto non è allenato) o eccessivi. In queste situazioni, il cuore aumenta repentinamente la frequenza il soggetto percepisce il battito accelerato. Tipicamente, se il soggetto si ferma e si tranquillizza, la tachicardia rientra in alcuni minuti. Un’attività fisica aerobica regolare riduce il battito cardiaco a riposo e riduce la salita della frequenza cardiaca durante situazioni di stress. Diversa invece è la tachicardia a esordio improvviso che si manifesta senza cause scatenanti apparenti e causa malessere improvviso, sensazione di svenimento e sudorazione: tutti questi sintomi sono dovuti al calo di pressione arteriosa che accompagna la tachicardia. In rari casi, comunque, la tachicardia è asintomatica. Una forma particolare di tachicardia è quella che si manifesta nella sindrome di Wolff-Parkinson-White. In questa malattia esistono connessioni anomale tra atrio e ventricolo. Questi «ponti» anormali possono interferire con gli impulsi cardiaci normali e favorire l’innesco di aritmie, a volte potenzialmente letali. Qualunque sia la sua origine, per fare diagnosi è necessario sottoporsi a un elettrocardiogramma (Ecg) durante una crisi. Se la tachicardia persiste, è buona norma recarsi in pronto soccorso dove si potrà eseguire questo esame. Altri accertamenti utili sono l’Ecg a riposo (anche senza tachicardia può dare indicazioni) l’Holter delle 24 ore. Una volta diagnosticato il tipo di tachicardia, il medico deciderà il da farsi.
In alcuni casi basterà tenere sotto controllo i fattori di stress scatenanti, mentre in altri potrebbe essere opportuno prescrivere una terapia farmacologica. In qualche caso, il cardiologo potrebbe consigliare esami più specifici e approfonditi, se necessario con ricovero ospedaliero.
(Salute, Fondazione Veronesi)

MAGNESIO, lo sai che assumerlo 7 Giorni prima del Ciclo evita il Mal di TESTA?

Tra i vari sintomi e disagi della sindrome premestruale, uno dei più fastidiosi è proprio il mal di testa da ciclo.

Tuttavia – spiega il dottor Vincenzo Tullo, specialista neurologo e responsabile dell’ambulatorio sulle cefalee di Humanitas –, il mal di testa prima del ciclo può essere alleviato con l’assunzione, una settimana prima del ciclo, di un prezioso sale minerale, il magnesio.

Il Pidolato di Magnesio, ovvero un sale di magnesio che favorisce l’ingresso del magnesio all’interno della cellula dove più serve, migliora l’umore, stimola la trasmissione degli impulsi nervosi e la contrazione dei muscoli. Per godere dei suoi benefici, il magnesio va assunto a partire da una settimana prima dell’inizio del ciclo mestruale, fino al suo termine. L’assunzione del magnesio è così efficace da rientrare nelle terapie preventive per alleviare i sintomi della sindrome premestruale. Oltre al magnesio, anche l’assunzione di un analgesico della famiglia dei triptani a partire da 4-5 giorni prima dell’inizio del ciclo fa parte della strategia terapeutica preventiva per i sintomi della sindrome premestruale. In caso di cefalee premestruali, si può anche adottare la terapia sintomatica: in questo caso, i sintomi vengono curati nel momento in cui si manifestano. La terapia sintomatica prevede l’assunzione di paracetamolo, antinfiammatori non steroidei e triptani. Quest’ultimi farmaci agiscono sulla serotonina, comunemente chiamata “ormone della felicità”. Anche queste sono soluzioni efficaci e conferiscono un rapido sollievo. Tuttavia, se il mal di testa persiste, è molto intenso e le soluzioni precedentemente elencate non mostrano nessun effetto benefico, è importante rivolgersi ad uno specialista ed effettuare una visita neurologica per trovare una terapia adatta e recuperare il benessere. (Salute, Humanitas)

Mani, come evitare che la pelle si irriti per i troppi lavaggi

Lavarsi le mani spesso è necessario ora più che mai, ma l’acqua provoca disidratazione. Per evitarlo, soprattutto se si soffre di dermatiti eczemi o psoriasi, basta usare detergenti non aggressivi. la scelta dei guanti e gli accorgimenti per le unghie

Lavarsi spesso le mani è il mantra che ci ha accompagnato in questi (primi) mesi di convivenza con il Covid-19. Consiglio giusto e assolutamente da seguire per limitare il contagio, ma con qualche effetto collaterale visibile proprio sulle nostre mani. «L’uso abbondante e frequente di saponi e disinfettanti, ma soprattutto dell’acqua, tende a disidratare e seccare l’epidermide, che quindi dobbiamo proteggere più del solito» avverte Piergiorgio Malagoli, responsabile di Dermatologia del Policlinico San Donato di Milano. «Se per la maggior parte delle persone si tratterà solo di un fastidio dato dalla cute più secca, per chi ha patologie come eczemi o psoriasi possono scatenare recidive».

Come possiamo limitare gli effetti dei lavaggi?
«Il primo passo è ridurre il contatto con l’acqua, che è proprio l’elemento irritante, e questo si può fare scegliendo detergenti a base di olio, senza tensioattivi e solfati, che non fanno schiuma e si eliminano facilmente. Va bene anche il classico sapone di Marsiglia, mentre i saponi liquidi sono più aggressivi. Questo vale per tutti ma soprattutto per i soggetti che hanno frequenti dermatiti e che in questo periodo dovrebbero limitare l’uso di creme cortisoniche, che predispongono alle irritazioni cutanee».

Meglio i gel o i saponi tradizionali?
«Dipende dal principio attivo e dagli emollienti che contengono. Di solito i gel igienizzanti contengono etanoli o disinfettanti forti come l’amuchina e sono fatti per restare sulla pelle, non devono essere risciacquati. Questo è un vantaggio perché limitano l’uso dell’acqua, ma uno svantaggio perché restano a lungo sulla cute e possono irritare. Bisogna scegliere in base alle circostanze (il gel ha più senso usato fuori casa), e alla situazione della propria pelle, dosando i prodotti in base all’eventuale irritazione».

Come evitare le irritazioni?
«Idratare spesso la pelle, anche dopo ogni lavaggio, con creme da banco, il più possibile semplici, senza profumi e additivi. Eviterei in questo periodo i prodotti fitologici perché contengono principi attivi di origine vegetale e molte piante possono dare allergie».


Anche i guanti usa e getta irritano?
«Per chi ha dermatiti, eczemi e psoriasi il consiglio è di usarli il meno possibile perché sono potenzialmente irritanti. I guanti esistono al lattice e in vinile, entrambi nella versione con e senza polveri, quest’ultima è da preferire per chi soffre di allergie».

Pure le unghie soffrono?
«Sì, anche la cheratina di cui sono composte risente dei prodotti aggressivi con cui laviamo frequentemente le mani. Per evitare irritazioni bisogna ricordarsi di massaggiarle spesso con la crema per le mani, ma soprattutto non bisogna privarle, come molte persone fanno nelle manicure scorrette, della pellicina che sigilla la matrice ungueale, che ha il compito di difendere dalle infezioni».

In questo periodo è fortemente sconsigliato stringerci la mano.
«È un gesto di saluto che fa parte della nostra cultura e quindi è normale che ci manchi, ma da un punto di vista igienico bisogna riconoscere che è un bel vantaggio. Attraverso una stretta di mano, infatti, possono passare anche virus e batteri, certo meno pericolosi del coronavirus, ma che possono provocare fastidiose infezioni come l’impetigine, le verruche, le infezioni fungine».
(Salute, Corriere)

LA CREMA SOLARE NON SERVE SE LA PELLE È GIÀ ABBRONZATA O SCURA. VERO O FALSO?

Spesso, dopo i primi giorni di mare o le prime ore trascorse al sole, si può cadere nella tentazione di non mettere la crema solare.

Questo perché c’è la credenza secondo la quale la pelle già abbronzata sia “protetta” dalle radiazioni solari e, perciò, non necessita di una crema solare con una protezione adeguata. Sarà vero? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Ylenia Balice, dermatologa e tricologa di Humanitas San Pio X.

FALSO Gli effetti dannosi del sole tendono a manifestarsi con maggior evidenza nei primi giorni di esposizione. Trascorsi i primi giorni, la cute appare abbronzata e i rossori e le irritazioni tipiche delle prime fasi tendono a essere meno visibili. L’abbronzatura è un meccanismo di difesa naturale della pelle dal sole che può fornire una leggera protezione contro le scottature, ma nulla può contro i danni profondi dei raggi ultravioletti. Quindi, anche se la pelle appare ormai dorata, è bene continuare a proteggerla con il filtro più opportuno sulla base del proprio fototipo; infatti chi ha un fototipo chiaro e lentigginoso tende a scottarsi più facilmente, persone con fototipo più scuro si scottano di rado e si abbronzano con più facilità. Le scottature e gli eritemi solari sono solo il segno più evidente e precoce dei danni del sole. Comportamenti scorretti nell’esposizione solare possono determinare però, nel corso della vita, l’insorgenza di tumori della pelle oltre che un fotoinvecchiamento precoce. Il ruolo della crema doposole è invece quello di donare idratazione alla pelle dopo l’esposizione al sole. In molti casi i doposole in commercio contengono anche sostanze ad azione lenitiva e rinfrescante che alleviano la sensazione di bruciore e l’arrossamento dovuto alle scottature. Sono però prodotti che non possono avere alcun effetto benefico sugli eventuali danni provocati dai raggi ultravioletti e quindi non sostituiscono in alcun modo l’applicazione della protezione solare durante la giornata.
(Salute, Humanitas)

Sanificazioni: OK al fai da te in attesa del bonus potenziato

Normative e protocolli non obbligano a ingaggiare imprese per una certificazione specifica.

Dai mobili ai filtri dell’aria condizionata, dalle tastiere dei computer a quelle dei Pos. La sanificazione (o pulizia: i provvedimenti citano entrambi i termini) non è solo il primo e indispensabile atto per la ripartenza delle attività – siano esse aziende, studi professionali o negozi – ma sarà una costante di questa fase 2 (e oltre): dovrà essere ripetuta anche più volte al giorno. La procedura implica nuovi costi da mettere a budget, per cui il Governo ha previsto un bonus fiscale – un credito d’imposta al 50%, per ora solo sulla carta, che potrebbe essere incrementato al 60% dal Dl Rilancio-, ma le imprese possono anche affidare la sanificazione a personale interno e i titolari di attività possono eseguirla in prima persona. Perché, di fatto, non esiste una certificazione “univoca” della validità del trattamento. L’unica indicazione, contenuta già nella circolare del ministero della Salute 5443 del 22 febbraio 2020, è quella dei prodotti da usare: varichina allo 0,1% o etanolo al 70 per cento.

Fai da te e autocertificazione
A confermare la possibilità della sanificazione fai da te sono alcuni tra i provvedimenti presi dalle Regioni: per esempio, la Toscana ha previsto che il datore di lavoro registri anche con autodichiarazione le operazioni effettuate e le trasmetta via web. E dove le Regioni non si sono ancora pronunciate in materia? «Non c’è scritto da nessuna parte che si debba ingaggiare un’impresa specializzata– e quindi si può autocertificare la propria attività di pulizia, purché si utilizzino i detergenti prescritti dalla legge. Consiglio di tenere nota delle procedure effettuate e di tenere gli scontrini o le fatture dei prodotti impiegati, non solo per ragioni fiscali ma anche per eventuali controlli». Un’altra conferma al fatto che il titolare dell’attività possa eseguire la pulizia o affidarla a personale interno è nella circolare dei Consulenti del lavoro 12 del 6 maggio 2020 che, in risposta a una delle Faq, recita: «Si istruisce il lavoratore su come deve comportarsi nello specifico e si redige un verbale nel quale si dichiara ciò che è stato fatto». Ad essere OBBLIGATORIA – ma anche in questo caso gestibile internamente – è la sanificazione degli impianti di aria condizionata. Nel Rapporto ISSCovid-19n.5/2020 è prevista l’accurata pulizia degli impianti che altrimenti dovranno essere spenti, garantendo la massima ventilazione dei locali. In particolare dovrebbe essere fatta (anche dai privati) la  pulizia regolare delle prese e delle griglie di ventilazione dell’aria dei condizionatori con un panno inumidito con acqua e sapone oppure con alcol etilico al 75 per cento. Sarà inoltre necessario pulire i filtri almeno ogni quattro settimane.

Budget quintuplicato per l’agevolazione
L’articolo 64 del decreto “cura Italia”, così come convertito in legge, ha previsto un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute per la sanificazione. Il Dl Rilancio, dopo l’esame del Cdm, potrebbe fare di meglio: dovrebbe aumentare la percentuale del credito d’imposta (che diventerebbe al 60%) ed estendere la platea degli aventi diritto agli enti del Terzo Settore. Ad essere agevolati, secondo quanto già approvato con il “cura Italia” sono le procedure di sanificazione e l’acquisto di disinfettanti, mascherine, pannelli protettivi, guanti, calzari, eccetera. Il Dl Rilancio estenderebbe la misura anche ai beni di terzi e quelli concessi in uso a terzi. Per ora, il bonus è solo sulla carta: si attende un decreto attuativo che dovrebbe chiarire se sono agevolate le sanificazioni fatte da tutte le imprese di pulizia o solo da quelle ex DM247/1997.
(Sole 24 Ore)

SONNIFERI, ecco gli Effetti Collaterali. Dipendenza e Sonnolenza. Poi ci sono farmaci per dormire che portano aggressività e allucinazioni

Mai esagerare con questo tipo di medicinali, e prenderli sempre con l’assenso del medico.

I sonniferi possono portare anche allergie, se siete intolleranti ai principi attivi del farmaco. Le migliori alternative dei rimedi naturali.

DANNI DEI SONNIFERI
Il sonno aiuta il nostro cervello a mantenersi sano, e protegge tutte le sue funzioni cognitive. Un essere umano dovrebbe dormire, serenamente, almeno sette ore a notte, al fine di scongiurare il declino delle facoltà cerebrali e l’arrivo di alcune forme di demenza che di solito si manifestano durante la terza età. Molte persone però soffrono di insonnia, fanno cioè fatica ad addormentarsi in maniera naturale e perciò ricorrono all’uso dei sonniferi, scorciatoie farmacologiche (e quindi chimiche), per poter ritrovare il sonno perduto. Eppure i sonniferi non rappresentano una soluzione sicuramente valida per il trattamento dell’insonnia cronica, perché gli effetti collaterali ad essi associati possono essere davvero gravi e chi ne fa abuso rischia di danneggiare seriamente il cervello, di incappare in malattie gravi come l’Alzheimer e addirittura di aumentare il rischio di morte prematura. I sonniferi vanno assunti sotto stretta prescrizione medica affinché se ne scelga uno adatto alle proprie esigenze.

RISCHI PER LA SALUTE DEI SONNIFERI
Vediamo insieme quali sono i rischi legati all’uso, e all’abuso, dei sonniferi: Tra i sonniferi comunemente prescritti ci sono i tranquillanti, a base di benzodiazepine, sostanze che servono a combattere l’ansia, le convulsioni, gli spasmi muscolari e che generano sonnolenza. Con il passare del tempo, l’efficacia di tali tranquillanti tende a diminuire e induce chi ne fa uso a volerne incrementare la dose per poter ottenere gli stessi risultati goduti all’inizio del trattamento. La dipendenza è dunque dietro l’angolo e gli effetti collaterali sono gravissimi. Tra questi si rilevano le depressioni, i disturbi della concentrazione, la nausea e le emicranie. Aumentano anche gli stati di agitazione e di ansia. Le benzodiazepine non dovrebbero mai essere assunte per periodi prolungati. Le benzodiazepine hanno a poco a poco sostituito i barbiturici, considerati ormai obsoleti oltre che altamente tossici. I barbiturici sono degli ansiolitici e degli anticonvulsivanti il cui impiego oggi è limitato al campo anestetico, Gli effetti collaterali sono molto gravi: atassia, nistagmo, eccessiva sedazione, turbe della coscienza.
I Farmaci Z (Z Drugs) raggruppano alcune tipologie differenti di sonniferi.
Le molecole di questi sonniferi hanno in comune solo la lettera iniziale, la “Z” e sono lo Zolpidem,lo Zaleplon e lo Zopiclone. Anche questi sedativi comportano effetti collaterali serissimi, come allucinazioni, aggressività, incubi, amnesia retrograda e anterograda e mal di testa. I sonniferi possono provocare anche manifestazioni allergiche qualora si sia intolleranti ai principi attivi del farmaco. Le reazioni più comuni sono: vista offuscata, tachicardia, orticaria, raucedine, dolori al petto e sensazione di soffocamento.
(Salute, Focus)

IGIENIZZARE LA PROPRIA AUTO: ECCO COSA FARE

Volante, leva del cambio, freno: pulire bene con acqua e soluzione alcolica, specialmente se è un noleggio

FASE 2, tutti di nuovo in automobile. Ma le regole di igiene valgono anche per la nostra macchina che va igienizzata, soprattutto se si tratta di una vettura a noleggio o di un car sharing. Per questo l’Istituto superiore di sanità ha realizzato un poster con consigli pratici.

Mani e superfici
La prima regola riguarda sempre l’igiene delle mani. Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità raccomandano, dopo aver guidato o essere stati dentro un autoveicolo, di lavarsi sempre le mani e non toccarsi occhi, naso e bocca. E’ importante anche pulire le varie superfici anche per eliminare la polvere accumulatasi in questi giorni in cui l’automobile è rimasta ferma. Basterà un panno in microfibra con alcol.

Con candeggina e amuchina si igienizza più a fondo?
In realtà, gli esperti dell’Iss sconsigliano l’utilizzo di questi prodotti perché l’ipoclorito di sodio presente potrebbe avere un’azione aggressiva su pelle e plastica.

La sanificazione dell’aria condizionata
Vanno controllati anche i filtri dell’aria condizionata. Per una pulizia in profondità, togliere anche il filtro dell’aria e sanificare le bocchette e i tubi che mettono in circolo l’aria stessa. Usare l’aspirapolvere sulla tappezzeria oppure, se si sceglie di lavarla, farlo con gli appositi prodotti detergenti, prestando particolare attenzione ai tappetini dell’auto che, se usurati, andrebbero sostituiti.

La mascherina
L’utilizzo delle mascherine non è necessario se si viaggia da soli, ma lo diventa se si è insieme a persone che non convivono nella stessa casa o che hanno sintomi respiratori. Comunque, se si viaggia con un’altra persona in auto, bisogna mantenere la distanza di sicurezza, (il passeggero deve sedersi sul sedile posteriore, dietro al guidatore) e, se possibile, tenere aperto il finestrino.

Il car sharing
Chi deve noleggiare un’automobile per maggior sicurezza può utilizzare i guanti, avendo però cura di non toccarsi occhi, naso e bocca, di sfilarli al rovescio e di smaltirli nell’indifferenziata. L’uso dei guanti, però, non sostituisce mai la corretta igiene delle mani. Inoltre, proprio come si fa normalmente a casa, allo stesso modo con un panno di microfibra e un preparato a base di alcol bisogna pulire tutte le superfici che possono essere state toccate da altre persone: volante, leva del cambio, freno a mano, bocchette dell’aria, cinture di sicurezza, indicatori di direzione, interruttori per tergicristalli e luci, specchietto retrovisore interno, leva per regolare lo specchietto retrovisore esterno, chiavi, maniglie.
(Salute, Repubblica)

RITORNO alla NORMALITÀ: chi ha Paura di Tornare Fuori

L’isolamento prolungato è stato per molti un tempo sospeso simile all’adolescenza. Con un suo fascino che lo mantiene desiderabile nei suoi elementi di regressione


Abbiamo tanto desiderato il ritorno a una vita normale. Ma ora che finalmente si intravedono piccoli bagliori di normalità sottotraccia balena un pensiero difficile da ammettere: «Quasi quasi non esco più».

L’isolamento si è trasformato in comfort zone.

«Ci sono situazione diverse, sarebbe difficile e imprudente generalizzare sulle ragioni che possono portare a questo timore. Certamente però, per molti questo è stato probabilmente un tempo sospeso, per alcuni versi simile all’adolescenza, in equilibrio tra l’infanzia e l’età adulta», commenta Valentina Di Mattei, psicologa clinica dell’Ospedale San Raffaele. «La sospensione riguarda anche obblighi e responsabilità, per questo ha un suo fascino che la mantiene desiderabile nei suoi elementi di regressione». «Però è altrettanto vero— che per alcuni è stato anche un tempo di riscoperte positive, di legami familiari vissuti più pienamente, di case abitate, di oggetti ritrovati, come per esempio i vecchi album di fotografie. Sono pezzi della propria identità che nella freneticità della vita precedente alla quarantena non trovavano spazio. Ora è difficile ributtarsi nella corrente, abbandonando questi aspetti». Comprensibile, ma forse non abbastanza per ribaltare, come capita a qualcuno, scelte che sembravano imminenti, come andare a convivere o cambiare casa. «Se la quarantena ha rappresentato una frenata improvvisa è normale che gli oggetti più instabili cadano e che si mettano in discussione equilibri e programmi. Per chi ha avuto le risorse per farlo è stato quasi un periodo di “esame di coscienza”». «Non sarà un caso se anche i ritiri di silenzio e discernimento delle tradizioni spirituali si modulano su quaranta giorni, una quarantena, appunto».
(Salute, Corriere)