Archivio mensile Luglio 2020

LE REGOLE PER LA «GIUSTA» ABBRONZATURA: CREME PROTETTIVE E NIENTE ESAGERAZIONI

Il sole è un vero antistress naturale, stimola la produzione di vitamina D e aiuta in molte malattie, ma un’esposizione eccessiva può avere conseguenze deleterie e provocare effetti cancerogeni


Gli effetti benefici
Dopo mesi di clausura, finalmente possiamo goderci le belle giornate estive,
magari prendendo il sole al parco, in piscina o, per i più fortunati, in riva al mare. L’esposizione ai raggi solari è un toccasana per molti aspetti, ma non bisogna esagerare, pena un rischio maggiore di sviluppare tumori cutanei e non solo. Quali sono i principali effetti benefici che derivano dall’esposizione solare? «Il sole è un antistress naturale. Stimola e regola infatti il rilascio di alcuni ormoni alleati del benessere, come

  • la serotonina, l’ormone del buonumore,
  • le endorfine, sostanze implicate nei meccanismi del piacere e dell’appagamento
  • la melatonina, induttore del sonno.

Quest’ultima raggiunge alti livelli nelle ore notturne e la sua produzione si attiva quando la luce diurna viene meno. Immagazzinando una buona dose di sole durante il giorno, a fine giornata i livelli di melatonina si alzeranno —. L’esposizione alla luce solare è fondamentale anche perché stimola la produzione di vitamina D, necessaria all’assorbimento del calcio a livello intestinale e quindi valida alleata nella prevenzione dell’osteoporosi. Ancora ha effetti positivi su molte malattie cutanee (come dermatite atopica e psoriasi) e persino sull’apparato cardiovascolare, in quanto la pelle foto esposta rilascia ossido nitrico che riduce la pressione arteriosa».

I pericoli
Perché può far male? «L’esposizione continuativa e protratta ai raggi solari ha effetti cancerogeni, favorendo l’accumulo di mutazioni nelle cellule
dell’epidermide e quindi lo sviluppo di tumori cutanei. Il più frequente è il
carcinoma basocellulare, seguito dal carcinoma squamocellulare, che può essere più aggressivo e, nei casi più avanzati, quando non trattato subito, può dare metastasi. L’esposizione intensa ed intermittente, specie in giovane età, è invece implicata soprattutto nello sviluppo del tumore cutaneo più pericoloso, il melanoma. L’esposizione prolungata ai raggi UV è la principale responsabile dell’invecchiamento precoce della pelle, favorendo la formazione di rughe e macchie cutanee».

Quei segnali da non trascurare
Come si riconoscono i tumori cutanei? «Le cheratosi attiniche sono considerate i più importanti precursori del carcinoma squamocellulare della cute, anche se, secondo studi recenti, sarebbero piuttosto la prima manifestazione locale di tale tumore. Si presentano soprattutto sulle aree cutanee fotoesposte, come piccole chiazze asintomatiche, con dimensioni variabili (in media intorno ai 5 mm), di colorito rossastro o, più raramente, brunastro. Di solito la superficie risulta rugosa, con piccole crosticine. Il carcinoma basocellulare si può manifestare con piccole erosioni superficiali, di colore variabile dal rosa al marrone che appaiono soprattutto sul tronco, oppure con lesioni nodulari rilevate e palpabili, più comuni su testa e collo, che nel tempo tendono a sanguinare e a ulcerarsi. Per quanto riguarda il melanoma, più spesso insorge come un neo, con caratteristiche diverse rispetto a tutti gli altri nevi presenti, il cosiddetto “brutto anatroccolo”, e più raramente su un neo preesistente. Le modifiche che possono essere individuate seguendo la regola dell’ “ABCDE”, ovvero il neo sospetto presenta:
Asimmetria di forma,
Bordi frastagliati,
Colore variegato,
Dimensioni sopra i 5 mm in aumento e tende a
Evolversi
,
mostrando in un tempo piuttosto breve cambiamenti di aspetto e dimensioni».
(Salute, Corriere)

CHE COS’È LA LUCE BLU E PERCHÉ FA MALE AGLI OCCHI?

Lo smartphone è, ormai, un oggetto che fa parte della quotidianità di tutti, un oggetto indispensabile per essere sempre connessi con il mondo e vivere il presente. Abusare dello smartphone, tuttavia, può comportare dei rischi per la salute.


Le onde impiegate per i collegamenti alla rete che lo smartphone emette non sono sempre innocue, specie se ci si espone a un contatto prolungato. Tuttavia è anche sulla luce blu prodotta dallo schermo sulla quale negli ultimi anni si stanno conducendo numerosi studi.


Luce blu e occhio
Si chiama luce blu quella radiazione compresa tra i 380 e i 500 nanometri. È una forma di luce a cui si è esposti naturalmente durante il giorno, ma in quantità minori rispetto a quando si fissa lo schermo di uno smartphone o di un computer. L’occhio umano è abituato a essere esposto alla luce blu di giorno e reagisce di conseguenza. Se sottoposta a una fonte potenzialmente intensa, la pupilla tende a restringersi per regolare il flusso luminoso, tuttavia non è in grado di discriminare la natura della lunghezza di onda. Se il soggetto presta molta attenzione a ciò che esegue, l’ammiccamento – cioè il ritmico chiudersi delle palpebresi fa meno frequente. Questa condizione in cui gli occhi si chiudono con minore frequenza causa una sostanziale secchezza della superficie corneale. La differenza, che è di circa cinque volte in meno al minuto, rende le difese dell’apparato visivo più deboli. Inoltre la visione a una distanza ravvicinata, come quella del computer o dei cellulari, determina l’orientamento dei bulbi oculari in convergenza affinché entrambi osservino il medesimo campo. Quando protratta, questa condizione nei pazienti predisposti può causare disturbi del coordinamento oculare.

I sintomi e la sindrome da computer
Al problema della luce blu è legata la cosiddetta CVS (Computer Vision Syndrome), o sindrome da computer. La CVS è una sindrome molto diffusa tra le persone che passano molte ore sui dispositivi elettronici. È caratterizzata da prurito, arrossamento degli occhi, affaticamento, offuscamento e sdoppiamento della vista, bruciore, mal di testa frequenti e si estende anche ai dolori al collo. Nonostante i sintomi della CVS, che pure si presentano da paziente a paziente con differenti livelli di intensità, tendano a sparire dopo poche ore dalla fine del lavoro, la luce blu è dannosa, comunque, anche a lungo termine. La luce blu interferisce infatti con la produzione della melatonina, quando l’esposizione avviene durante la sera. La melatonina è un ormone che regola il ritmo sonno veglia dell’organismo, e per questo utilizzare per molto tempo dispositivi elettronici prima di dormire può provocare disturbi del sonno. Inoltre, la prolungata e costante esposizione è in alcuni casi caratterizzati da emissione di lunghezze di onda non controllati, in grado di danneggiare l’epitelio pigmentato retinico. Dato che questa parte dell’occhio svolge varie funzioni, tra cui quella di eliminare materiali di scarto depositati sulla retina, un suo danneggiamento comporta l’insorgere lesione all’epitelio pigmentato della macula, che talvolta influisce sulla vista in modo irreversibile.


L’importanza di un controllo dall’oculista
In particolare per chi lavora molte ore al computer, effettuare regolari controlli da uno specialista è un ottimo modo di tenere sempre sotto controllo la salute dei propri occhi.
(Salute, Humanitas)

QUALI CONSEGUENZE SE SI FUMA MENTRE SI ASSUMONO FARMACI?

Il fumo può compromettere l’efficacia delle cure interferendo con il funzionamento o alterandone l’assorbimento


Il fumo può compromettere l’efficacia di numerose terapie farmacologiche attraverso due meccanismi principali: alterando l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo o l’eliminazione del medicinale (è quella che viene definita farmacocinetica) oppure interferendo direttamente con il suo meccanismo di funzionamento (farmacodinamica). A oggi non esiste una lista completa delle interazioni tra fumo e farmaci, ma è plausibile che il fumo eserciti il suo effetto su una vasta gamma di medicinali.

Ecco alcune interazioni note:
betabloccanti – sono farmaci impiegati per innumerevoli malattie cardiovascolari (dall’ipertensione allo scompenso cardiaco). Nei fumatori si sono dimostrati meno efficaci nel ridurre la pressione sanguigna e controllare il battito cardiaco.
corticosteroidi – usati in molte malattie polmonari. In chi fuma si osserva una minore risposta a quelli assunti per via inalatoria
contraccettivi ormonali – le donne che fumano e assumono la pillola vanno incontro a un maggior rischio di effetti avversi cardiovascolari (ictus, infarto, tromboembolia)
oppioidi – nei fumatori hanno un minor effetto analgesico
benzodiazepine – sono impiegati principalmente contro l’ansia.Il fumo riduce l’effetto sedativo e la sonnolenza
insulina – nei fumatori è stata osservata una riduzione dell’assorbimento e una minore risposta all’ormone a causa della capacità del fumo di indurre insulinoresistenza
eparina – è un anticoagulante.
Nei fumatori l’espulsione del farmaco è più rapida che nei non fumatori, in tal modo si ha una minore efficacia.
(Salute, Fondazione Veronesi)

BERE molta ACQUA e ridurre il Sale per prevenire i Calcoli

L’idratazione è fondamentale per diluire le urine e limitare la formazione dei cristalli

La dieta può aiutare a prevenire le recidive in chi soffre di calcolosi renale?
La risposta giunge da una recente pubblicazione del Nice (National Institute for Health and Clinical Excellence), organizzazione inglese che promuove le linee guida per una buona pratica clinica in medicina. I punti forti della dieta suggerita sono: ottima idratazione, moderazione nell’apporto di sale consumo di adeguate quantità di calcio. A questo si aggiunge la raccomandazione di mantenere uno stile di vita salutare anche per prevenire l’eccesso di peso.

Aggiungere il limone
Ma come si è arrivati a queste indicazioni? «Prima di rispondere — chiarisce Domenico Prezioso, professore di Urologia all’Università Federico II di Napoli — va ricordato che, come abbiamo riportato in un lavoro condotto con alcuni dei principali esperti italiani, pubblicato su Archivio Italiano di Urologia ed Andrologia, oggi possiamo, con semplici esami di laboratorio, identificare le alterazioni dei componenti delle urine che portano alla formazione dei calcoli e indirizzare i pazienti a un regime alimentare che le contrasti in modo specifico. In ogni caso, il cardine della dieta è l’ idratazione il cui livello si può valutare controllando il colore delle urine che deve essere giallo paglierino tenue. L’idratazione è fondamentale per diluire le urine e ostacolare l’aggregazione di quei componenti che possono portare alla formazione di cristalli e quindi di microcalcoli e poi di calcoli. Utile aggiungere all’acqua del succo di limone perché i citrati inibiscono la precipitazione di cristalli nelle urine».


Occhio al sale
Perché è importante ridurre il sale? «Una moderata restrizione salina aiuta a ridurre l’escrezione di calcio nell’urina e di conseguenza la formazione di calcoli contenenti calcio, la maggioranza»


Non si dovrebbe ridurre anche il calcio?
«Contrariamente a quanto si pensava può rivelarsi controproducente. La ragione sta negli ossalati, composti che, una volta escreti con le urine, si possono legare al calcio, formando cristalli e quindi calcoli. Ma il calcio assunto con la dieta nelle quantità suggerite dallo specialista può legarsi agli ossalati a livello intestinale riducendone l’assorbimento e quindi la quantità nelle urine. Fra gli alimenti più ricchi di ossalati ci sono spinaci, bietole, frutta secca oleosa, cacao, derivati della soia».


E se i calcoli sono costituiti da acido urico?
«Questa calcolosi colpisce per lo più gli anziani per motivi metabolici di iperproduzione di acido urico; in questi casi, limitare le carni, specie rosse e, se necessario, dimagrire»
(Salute, Corriere)

PESCE CRUDO: BENEFICI E RISCHI

Il consumo di pesce crudo è sempre più diffuso in Italia e nel mondo.

Dai carpacci alle tartare, dal sushi a molluschi e crostacei, una grande varietà di specie è consumata direttamente dopo essere stata prelevata in ambiente marino. Il pesce crudo ha molte varianti nella cucina tradizionale del nostro paese e in quelle d’importazione, sempre più presenti sulle nostre tavole. Per valutarne rischi e benefici abbiamo parlato con la dottoressa Francesca Albani, dietista di Humanitas San Pio X.

I benefici del pesce crudo
Il pesce contiene omega-3, un acido grasso essenziale utile per l’organismo. Il vantaggio di assumere acidi grassi essenziali risiede nel fatto che l’organismo non è in grado di produrli autonomamente. Gli acidi grassi essenziali hanno numerose proprietà benefiche: sono in grado di agire positivamente per contrastare la depressione, proteggono dalla degenerazione del sistema nervoso, hanno il compito di bilanciare la pressione sanguigna, il colesterolo e l’iperglicemia, proteggono l’organismo da patologie quali l’arteriosclerosi, la trombosi e l’embolia, sono coinvolti nel processo di costituzione delle membrane cellulari e gestiscono il fenomeno dell’infiammazione cellulare. Il pesce crudo, rispetto a quello cotto, contiene una maggior quantità di omega-3, poiché questo acido grasso essenziale si distrugge facilmente se esposto alle alte temperature della cottura. Inoltre è necessario anche selezionare la qualità del pesce e il metodo di cottura per poter ottenere i massimi benefici nutrizionali. Non cuocere il pesce aiuta, inoltre, a mantenere integre molte vitamine che in esso sono contenute: vitamine B1, B2 e B5. Queste ultime sono necessarie per la buona salute dell’apparato digerente, di quello circolatorio e di quello nervoso. Come per il pesce cotto, infine, il pesce crudo garantisce un ottimo apporto di oligoelementi quali ferro, fosforo, sodio e iodio.

I rischi
Il consumo di pesce crudo è collegato al rischio di sviluppare numerose patologie che rappresentano un pericolo per la salute. La cottura ad alta temperatura, infatti, è in grado di uccidere batteri e virus, protozoi, larve e amebe che possono contribuire a provocare infezioni da microorganismi e il fenomeno della parassitosi. La parassitosi, in particolare, riguarda l’installazione di parassiti all’interno dell’organismo umano ed è causa di sintomi gastrointestinali anche gravi. Il tipo di parassitosi più diffusa tra quelle dovute al consumo di pesce crudo è la parassitosi intestinale da Anisakis. L’anisakis è un parassita che vive nelle viscere del pesce. Quando il pesce muore e i suoi tessuti deperiscono, questo organismo migra nella carne, che è quella che poi mangiamo. Dalla carne il parassita si installa nell’intestino dell’uomo e genera un’infezione. Questa infezione provoca in chi la contrae forti dolori addominali, vomito e nausea, e può arrivare a ostruire l’intestino tenue.
Per prevenire l’insorgere di questa e degli altri tipi di parassitosi, è necessario l’abbattimento del pesce che si vuole consumare crudo per un tempo minimo di ventiquattro ore a una temperatura di almeno -20° centigradi. Questo processo è, infatti, in grado di uccidere le larve e rendere l’alimento sicuro. Un’altra serie di problematiche è legata, invece, al consumo di molluschi. I molluschi bivalvi, infatti, si alimentano filtrando l’acqua nella quale sono immersi. Questo comporta il trattenimento, al loro interno, di organismi e microorganismi patogeni. Mangiarli può dunque contribuire allo sviluppo di infezioni anche mortali, quali l’epatite virale, la salmonella, il colera e alcune tossinfezioni. Ovviamente questo discorso non vale per i molluschi prodotti seguendo le normative vigenti, in allevamenti specifici e controllati, che possiamo assumere in sicurezza. Evitiamo invece quelle situazioni in cui non si conosce la provenienza del prodotto. Un consiglio: Se consumato a casa il pesce deve essere preventivamente congelato per almeno 96 ore a una temperatura di -18° C, nel congelatore di casa.
(Salute, Humanitas)

MAGNESIO, LO SAI CHE AIUTA A DORMIRE MEGLIO?

Ore e ore ad occhi aperti a rigirarsi tra le coperte, o a camminare su e giù per la casa in attesa che arrivi il sonno.

In questa situazione, molte persone ricorrono a soluzioni farmacologiche – spiega il dottor Vincenzo Tullo, specialista neurologo e responsabile dell’ambulatorio sulle cefalee di Humanitas – ma non considerano l’esistenza di un prezioso alleato naturale capace di farci dormire meglio: il magnesio. Si tratta di un sale minerale che favorisce l’adattamento delle cellule al ritmo giorno-notte, stimolando l’organismo a sincronizzarsi meglio con il momento predisposto al riposo notturno. Il magnesio è facilmente reperibile in molti alimenti, tra cui frutta secca (mandorle, noci, pistacchi), legumi, sardine, polpo, spinaci e zucchine. In alternativa, il magnesio può essere assunto con integratori, ma è sempre meglio evitare il fai-da-te e rivolgersi a uno specialista prima di assumerli. Per favorire ulteriormente il riposo notturno, si possono combinare all’assunzione del magnesio alcune semplici strategie come, per esempio, evitare di svolgere attività che eccitano il sistema nervoso, fare attività fisica dopo cena, guardare la televisione, stare a lungo davanti al computer o ai videogiochi, lavorare o studiare fino a tardi. Queste attività “eccitanti” possono essere sostituite con altri passatempi che invece rilassano il sistema nervoso, predisponendoci al riposo. La scelta dell’attività da svolgere può variare da persona a persona, ma un bagno caldo, la lettura di un romanzo, un po’ di meditazione o l’ascolto di musica rilassante sono strategie che danno, generalmente, ottimi risultati contro l’insonnia temporanea.
(Salute, Humanitas)

COME VIVERE 10 O PIÙ ANNI DI PIÙ

Uno studio ha calcolato gli effetti sul lungo periodo di alcune buone pratiche quotidiane, che fanno guadagnare anni di vita.

L’aspettativa di vita in molti Paesi del mondo si allunga, ma secondo uno studio condotto da ricercatori americani di Harvard e pubblicato sulla rivista scientifica Circulation, non tutti ne trarranno benefici – colpa di alcune cattive abitudini diffuse nel mondo occidentale. Per guadagnare anni di vita basterebbe seguire alcune intuibili regole:

  • non fumare,
  • mantenere un indice di massa corporea tra 18,5 e 25, 
  • dedicare almeno 30 minuti al giorno all’esercizio fisico (anche moderato), 
  • non bere più di uno o al massimo due bicchieri di vino al giorno, 
  • garantirsi una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali e povera di carne rossa, grassi saturi e zucchero.

NON SI SGARRA!
Secondo i ricercatori, chi segue queste regole a 50 anni matura un bonus sull’aspettativa di vita di 14 anni in più se donna e di 12,2 anni se uomo. Lo studio ha monitorato i dati clinici di oltre 122.000 persone dal 1980 al 2014 dimostrando che uomini e donne che rispettano questi criteri hanno l’82% in meno di probabilità di morire di malattie cardiache e il 65% in meno di probabilità di morire di cancro.

UNA QUESTIONE AMERICANA
L’obiettivo dell’analisi era capire perché gli americani – che investono molti soldi in assistenza sanitaria in proporzione al PIL – sono al 31° posto nel mondo per l’aspettativa di vita alla nascita. Il problema, precisano però i ricercatori, riguarda comunque molti paesi occidentali.

CURIOSITÀ
In Italia la situazione è decisamente migliore: nel nostro Paese l’aspettativa di vita alla nascita (elab. 2016 su dati 2015) è di 82,7 anni. Secondo i dati della World Health Organization (OMS, Organizzazione mondiale della sanità), il nostro Paese è al 6 posto nella classifica media internazionale, seguito da Israele, Svezia e Francia. Separando i dati tra uomini e donne, l’Italia si posiziona al settimo posto per gli uomini e all’ottavo per le donne: la vera curiosità della classifica è che al quarto posto (classifica femminile) troviamo la Corea del Sud (Repubblica di Korea). I Paesi con l’aspettativa di vita alla nascita più alta (media uomini e donne, elab. 2016 su dati 2015) sono il Giappone, la Svizzera, Singapore, l’Australia e la Spagna.
(Salute, Focus)

I COLPI D’ARIA FANNO MALE ALLA SALUTE?

In Italia, più che in altri Paesi, c’è una tendenza al considerare le correnti e i colpi d’aria come origine di una serie di disturbi: colpo della strega, torcicollo, raffreddori, otiti.


Stiamo infatti particolarmente attenti a controllare spifferi e a non metterci davanti alle correnti d’aria, anche per evitare eventuali contratture muscolari.
Ma sarà vero? I colpi d’aria sono nocivi per la salute? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Elena Azzolini della Direzione Medico Sanitaria di Humanitas.

Le correnti d’aria non sono così pericolose
Difficile sapere da cosa derivi questa paura delle correnti d’aria. Malattie come i raffreddori, le otiti, e le infezioni in generale possono avere una natura batterica o virale: il che significa, sostanzialmente, che è necessaria una componente infettiva per farci ammalare. Il freddo e i colpi d’aria, da soli, non bastano.
Inoltre, per quanto riguarda i dolori muscolari e articolari associati a colpi d’aria, a oggi non esiste una letteratura scientifica che sostenga questa tesi, ma pare più probabile che i dolori derivino da uno sforzo eccessivo, un movimento brusco o un mancato riscaldamento prima dell’allenamento, o di un defaticamento dopo aver fatto esercizio.
Può sembrare quasi paradossale, ma il motivo principale per cui ci si ammala d’inverno non riguarda di per sé il freddo, quanto il fatto che, proprio a causa delle basse temperature, ci si rifugia in luoghi chiusi, spesso affollati.
Il raffreddamento, certo, può determinare alcuni fenomeni che possono alterare la capacità di risposta del nostro organismo – come ad esempio la vasocostrizione, o una rallentata attività delle ciglia che rivestono le vie aeree e che contribuiscono a eliminare gli agenti esterni -, ma di base sono gli ambienti chiusi e umidi che favoriscono la proliferazione di quei germi e batteri che ci fanno ammalare.
Inoltre, la paura del colpo d’aria potrebbe creare dei veri e propri problemi alla nostra salute. Per esempio, nel caso delle infezioni alle vie aeree, il rischio del contagio nei luoghi affollati diminuisce drasticamente proprio aprendo la finestra, e favorendo il ricambio d’aria fresca.
Durante l’estate, poi, le correnti d’aria permettono di alleviare la calura mediante il semplice passaggio dell’aria da fuori all’interno dell’abitazione, evitando così di utilizzare aria condizionata o ventilatori che, per quanto non risultino essere un pericolo per la nostra salute, se adoperati opportunamente, consumano molta energia e hanno un elevato costo anche in termini di inquinamento ambientale.
(Salute, Humanitas)