fbpx

Archivio mensile Ottobre 2020

Covid e Prevenzione: come Potenziare i VACCINI per gli Anziani

Le strategie per rendere più efficaci i vaccini anti Covid nella popolazione di età avanzata, che ha un sistema immunitario meno efficiente

L’invecchiamento del sistema immunitario, che con l’avanzare dell’età perde il suo “smalto”, può in parte spiegare perché l’infezione da Covid abbia un impatto peggiore sugli anziani. Ma l’immunosenescenza ha anche un’altra conseguenza: la minore efficacia dei vaccini proprio sulla fascia di popolazione che più dovrebbe essere protetta. I vaccini hanno dunque un effetto minore nell’organismo degli anziani, e se questo problema è noto da tempo – è lo stesso per i vaccini antinfluenzali -sono oggi allo studio nuove strategie per affrontarlo.

PERCHÉ IL SISTEMA IMMUNITARIO DEGLI ANZIANI È MENO EFFICIENTE?
Come spiegato in un articolo su Nature, invecchiando si assottiglia la riserva di cellule immunitarie: diminuiscono i linfociti T non ancora differenziati incaricati di produrre i linfociti T della memoria, che hanno il compito di attaccare il patogeno e ricordare l’infezione a lungo; e diminuiscono i linfociti B, che producono anticorpi che si legano al patogeno e lo segnalano come target da distruggere. Le persone anziane tendono inoltre ad avere stati di infiammazione cronici che rendono l’organismo meno recettivo alle minacce esterne. Infine, c’è il problema delle cellule senescenti, le cellule che hanno smesso di dividersi ma non muoiono e che negli organismi anziani si accumulano, anziché essere eliminate dal sistema immunitario: un meccanismo che contribuisce all’infiammazione.

VACCINI PER GLI ANZIANI: COME RENDERLI EFFICACI
Anche se alcune sperimentazioni di vaccini anti-covid hanno iniziato a includere volontari anziani, questa popolazione di pazienti è spesso esclusa dai trial farmacologici per i rischi associati all’età e alle malattie preesistenti. Come fare allora, per rendere i vaccini efficaci anche in tarda età? Finora l’approccio principale è stato quello di contrastare i limiti del sistema immunitario maturo, per es. aggiungendo ai vaccini antinfluenzali sostanze che stimolino le difese immunitarie, o riservando alle dosi destinate agli anziani più alte cariche di antigeni (le proteine che simulano la presenza del virus e scatenano una risposta immunitaria).

COMBATTERE L’INVECCHIAMENTO ALLA RADICE
Ma alcuni scienziati pensano che esista un’opzione migliore, che consiste nel provare a “ringiovanire” il sistema immunitario, rendendolo allo stesso tempo più ricettivo ai vaccini e più preparato ad affrontare un’eventuale infezione. Un modo per farlo è attraverso una classe promettente di farmaci che inibiscono una proteina coinvolta nella crescita cellulare chiamata mTOR – uno dei tanti meccanismi biologici che contribuisce all’invecchiamento e al declino del funzionamento degli organi. Contrastare questa proteina estende la durata della vita nei topi e nei moscerini della frutta. Trial condotti sull’uomo prima della comparsa della covid suggeriscono che i partecipanti trattati con inibitori della mTOR contraggono meno infezioni gravi dai coronavirus del raffreddore e si rimettono più rapidamente. Anche un farmaco usato per trattare il diabete di tipo 2, la Metformina, ha un’attività che inibisce la mTOR. Diversi studi hanno mostrato che i pazienti con diabete – tra i più a rischio di gravi complicanze da covid – trattati con Metformina mostrano un minore rischio di ricovero ospedaliero per CoViD-19 e un minore rischio di mortalità.
(Salute, Focus)

Immunità dopo il Covid: ci si può Riammalare? Il caso Gaviria e gli effetti sul Vaccino

I casi di reinfezione da coronavirus esistono e a volte hanno generato una malattia più grave. Alcuni studi mostrano che gli anticorpi decadono dopo tre mesi: che cosa implicano per i futuri vaccini? Le risposte alle domande più comuni

Ci si può riammalare di Covid-19? La risposta è “sì”, ci si può riammalare di Covid-19, anche se è un evento molto raro. Su 40 milioni di persone abbiamo notizia certa di una ventina di casi confermati da analisi di laboratorio. Ovviamente esisteranno molte più persone che non sono “censite” e si sono riammalate, ma per ora la proporzione sembra veramente minima. «Se questo fosse un evento comune, avremmo visto migliaia di casi». Gli studi non sono facili: per decretare un caso di reinfezione, infatti, gli scienziati devono cercare differenze significative nei geni dei due coronavirus che causano entrambe le malattie.

Il caso del ciclista Gaviria
Ultimo caso di reinfezione in ordine di tempo, per notorietà, quello del ciclista Fernando Gaviria, lo sprinter sudamericano risultato positivo all’ultimo tampone molecolare nel secondo giorno di riposo del Giro d’Italia. Il colombiano fu, lo scorso marzo, il primo ciclista professionista al mondo a rimanere contagiato. La positività venne scoperta ad Abu Dhabi durante l’Uae Tour e il velocista fu costretto a una lunghissima quarantena in una struttura ospedaliera emiratina.

La seconda infezione può essere peggio della prima?
Sì, in alcuni casi lo è stata, come quello del 25enne del Nevada o quello (per ora unico) della donna morta dopo la seconda infezione, ma si trattava di una donna malata di tumore da tempo. Probabilmente stiamo sottostimando il numero di reinfezioni asintomatiche che potrebbero essere la maggioranza, ma ci sono sicuramente alcune persone che semplicemente non sviluppano buone risposte immunitarie a determinati agenti patogeni e che quindi, non sviluppando una buona memoria immunologica, possono essere reinfettate anche dopo breve tempo dallo stesso microorganismo. Sul perché a volte ci sia una malattia più grave in caso di reinfezione serviranno ulteriori indagini.

Per quanto tempo siamo immuni dopo aver contratto il Covid-19?
La maggior parte di chi si ammala di Covid-19 sviluppa anticorpi entro poche settimane. Le reinfezioni possono verificarsi per deficit qualitativi o quantitativi della risposta immunitaria, in alcuni casi dovuti a un’infezione troppo lieve cioè a bassa carica virale che quindi induce una risposta immunitaria limitata, in altri casi perché il sistema immunitario era compromesso da altri problemi di salute. Ma non sappiamo ancora per quanto tempo restiamo immuni, di sicuro in parte varia da persona a persona. Potrebbero essere mesi, quindi un tipo di immunità simile a quella che conferiscono gli altri coronavirus (come i raffreddori) oppure qualche anno come in chi aveva contratto il virus cugino della SARS1.

Due studi, uno pubblicato su Nature, giungono alla stessa conclusione: in alcuni soggetti la risposta anticorpale diminuisce dopo alcuni mesi e in alcuni soggetti gli anticorpi non sono neanche più rilevabili.

Gli asintomatici sono più a rischio reinfezione?
Il problema è che la stragrande maggioranza delle persone o non presenta sintomi o si ammala in modo blando: in questo caso non sappiamo se la risposta immunitaria indotta dall’infezione, di cui la presenza di anticorpi è una spia, sia davvero protettiva o se queste persone rischiano maggiormente una nuova infezione. Alcuni studi hanno mostrato che alcune persone, di solito i malati in modo lieve o asintomatico, hanno sviluppato un tipo di immunità diverso, l’immunità delle cellule T, una risposta che non viene rilevata dagli attuali test sierologici ma che potrebbe costituire una barriera immunologica contro il virus.

Chi si è già ammalato ed è guarito è soggetto agli stessi obblighi di chi non ha mai contratto il Covid-19?
Per questa incertezza sulla durata dell’immunità, chi ha già contratto il Covid-19 ed è guarito, dal punto di vista delle misure di contenimento in atto in Italia (e nel mondo) non ha obblighi diversi dalle altre persone: deve indossare la mascherina e deve essere sottoposto a tampone e quarantena nei casi disposti dalla legge.

L’immunità impedisce la trasmissione da coloro che vengono reinfettati?
Le persone che si infettando una seconda volta potrebbero essere anche contagiose, ma servirebbero studi più ampi per confermarlo
(corriere.it)

FARE ESERCIZIO PIÙ DI 3 VOLTE A SETTIMANA RIPULISCE LE ARTERIE

Dalle 2 alle 3 volte a settimana è sufficiente solo a liberarne alcune: fare esercizio più di 4 volte alla settimana invece sarebbe in grado ripulire letteralmente le arterie.

Che l’esercizio fisico facesse bene al cuore e alla circolazione era risaputo. Secondo uno studio la differenza la farebbe un allenamento molto più frequente.

FARE ESERCIZIO: I BENEFICI PER IL CUORE
Bisognerebbe esercitarsi 4 o 5 volte alla settimana nel corso della vita per frenare il progressivo e naturale irrigidimento delle arterie principali che portano il sangue al cuore. Qualsiasi forma di esercizio infatti riduce il rischio di problemi cardiaci. Ma la giusta quantità di esercizio fisico al momento giusto nella vita potrebbe invertire l’invecchiamento del cuore e dei vasi sanguigni. Lo studio, pubblicato su The Journal of Physiology, ha esaminato l’attività fisica di 102 persone intorno con più di 60 anni, mettendola in relazione con la rigidità delle loro arterie e dimostrando che si può invertire il rischio cardiaco con l’esercizio. I ricercatori hanno scoperto che le persone che si erano esercitate 4 o 5 volte alla settimana (30 min. per sessione) per tutta la vita avevano arterie centrali, quelle che forniscono sangue al torace e all’addome, più sane. Due o tre sessioni di allenamento a settimana, invece, hanno mantenuto solo alcune arterie in salute.

Il PARERE di HUMANITAS
“L’ideale sarebbe andare a correre almeno 3 volte alla settimana per mezzora ad un ritmo di 10 km all’ora: certo, per fare questo serve preparazione, non ci si può improvvisare. Alle persone non allenate o in presenza di alcune patologie che non permettono di fare della corsa il proprio sport il consiglio è quello della camminata veloce almeno mezz’ora al giorno, ma più di 4 volte alla settimana, altrimenti non vi sono gli effetti benefici”.
(Humanitas)

È vero che la Birra fa produrre più Latte?

L’alcol assunto dalla madre viene trasmesso attraverso il latte. Meglio dunque evitare, per evitare ripercussioni al fegato e al sistema nervoso

È un falso mito, che però risulta duro a morire. Non è vero che la birra favorisce la produzione di latte materno. Gli alcolici vanno evitati sia durante la gestazione sia durante l’allattamento. Questo perché l’etanolo, così come il suo metabolita acetaldeide, viene ceduto attraverso il sangue o il latte al bambino, con effetti deleteri. Le donne che allattano dovrebbero limitare anche l’assunzione di caffè, tè e altre bevande stimolanti. Durante l’allattamento la donna ha bisogno di più energie che durante la gravidanza: 450-550 chilocalorie in più al giorno rispetto alla quantità che andava assunta prima della gravidanza. La dieta corretta di una donna che allatta è simile a quello della gestante: varia, ricca di acqua, vegetali freschi, pesce, latte e suoi derivati. Sono richiesti elevate quantità di proteine, calcio, vitamine (A, C, vitamine del gruppo B) sali minerali (iodio, zinco, rame, selenio). Nella scelta degli alimenti bisogna considerare che alcuni, come gli asparagi, danno al latte un sapore che può risultare sgradito al lattante.
(Salute, Fondazione Veronesi)

Test COVID-19 : QUALE SCEGLIERE

Dal molecolare a quello della saliva; pro e contro delle 4 analisi disponibili

Di fronte all’aumento delle velocità di circolazione del coronavirus come si fa a capire se si è contagiati o meno? Ad oggi sono 4 i metodi più diffusi. Ma va subito detto che su questo fronte sono in arrivo molte novità tecnologiche che – quando saranno validate dalle autorità sanitarie, in alcuni casi nel giro di poche settimane – renderanno alcuni tipi di controllo facili e veloci.

Il TAMPONE: è il test attualmente più affidabile. Viene prelevato con una sorta di cotton-fioc molto lungo che si infila nel naso e nella bocca. Il materiale raccolto dai bastoncini viene analizzato attraverso metodi chimici che amplificano i geni del virus. È importante sapere che i tamponi vengono analizzati solo in laboratori specializzati generalmente pubblici (solo alcune Regioni, tra cui Lazio e Campania, hanno da poco aperto ai privati) indicati dalle autorità sanitarie. L’analisi in media richiede dalle due alle sei ore.

Il TEST RAPIDO: Per questo tipo di controllo è previsto un prelievo molto simile a quello del tampone “normale”. Per il rapido non vengono cercati i geni del virus bensì le sue proteine (antigeni). I tempi di risposta sono molto brevi (circa 15 minuti), ma la sensibilità e specificità di questo test sono inferiori a quelle del test molecolare. Questo “tampone rapido”, è stato recentemente introdotto per le situazioni, per esempio nello screening dei passeggeri negli aeroporti, dove è, importante avere una risposta in tempi estremamente brevi.

Il test del sangue (o immunologico): verifica la presenza nel sangue degli anticorpi che il sistema immunitario del nostro corpo produce automaticamente per combattere l’infezione, la loro tipologia (IgG, IgM, IgA), ed eventualmente la loro quantità.

Il sierologico: fa capire se si è entrati in contatto con il virus, ma non può far capire se l’infezione è in corso oppure no. Questo test richiede un prelievo di sangue e viene effettuato presso laboratori specializzati. I test sierologici rapidi sono semplificati e non sempre affidabili.

Test salivari: recentemente sono stati proposti test che utilizzano come campione da analizzare la saliva. Come per i tamponi, anche per i test salivari esistono test di tipo molecolare (che rilevano la presenza nel campione dell’RNA del virus) e di tipo antigenico (che rilevano nel campione le proteine virali) e danno risposte solo di tipo qualitativo, dicono cioè soltanto se nell’organismo sono presenti gli anticorpi. Sono utili soprattutto nelle scuole per selezionare casi da sottoporre al tampone “classico”.

Tamponcini: Questo tamponcino, più corto del cotton-fioc legato al tampone classico, può essere manovrato direttamente dal paziente (è come mettersi le dita nel naso) e può essere analizzato da un macchinario che costa solo mille euro e che dà risposta nel giro di dieci minuti. La validazione italiana di questa soluzione è però ancora in corso.
(Salute, Il Messaggero)

COSA FARE dopo la CONFERMA del TAMPONE POSITIVO

Per i Casi Confermati (sia sintomatici che asintomatici), l’Asl avvia l’inchiesta epidemiologica attuata telefonicamente da operatori sanitari che devono presentarsi con nome e qualifica e lasciare il riferimento telefonico dello studio-ufficio.

L’inchiesta deve essere tempestiva e individuare tutti i contatti stretti del caso da 2 giorni prima l’insorgenza dei sintomi sino all’ultimo momento di contatto. E’ svolta registrando i dati su apposita modulistica/software e i contatti devono essere sottoposti a quarantena con sorveglianza telefonica almeno all’inizio, a 7 giorni e a 14 giorni, fatte salve particolari condizioni. Il medico di medicina generale resta il riferimento unico per la valutazione delle condizioni cliniche del paziente. In caso di necessità il paziente può rivolgersi all’operatore sanitario dell’Asl che ha attivato l’inchiesta oppure al numero 1500 oppure e al numero verde della propria regione.
(Salute, La Repubblica)

Covid-19: Cosa Fare in Caso di SOSPETTO CONTAGIO

In caso si sviluppino sintomi compatibili con il Covid-19, è necessario contattare il proprio Medico di Medicina Generale o il Pediatra di Libera Scelta per gli opportuni approfondimenti clinici.

Subito dopo sarà inoltrata la segnalazione ad ATS attraverso il portale MAINF e disponendo l’Isolamento Fiduciario sia del Caso sospetto che dei suoi contatti stretti conviventi fino all’esito del Tampone diagnosticato solo del caso sospetto, prenotato direttamente dal Medico di Medicina Generale o dal Pediatra di Libera Scelta. Si possono effettuare sia nelle strutture pubbliche e private a cui si aggiungono le postazioni drive-in a cui si accede solo con la prescrizione medica.

Si definisce CONTATTO STRETTO:

  • una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-19;
  • una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (es. la stretta di mano);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19 (ad es. toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti;
  • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad es. aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
  • un operatore sanitario od altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso di COVID19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
  • una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti, in qualsiasi direzione, di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto.
  • Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima o dopo la manifestazione della malattia nel caso in esame.

(Salute, La Repubblica)

VACCINO INFLUENZALE: DOVE RICHIEDERLO e chi ha DIRITTO a RICEVERLO GRATIS

Si parte con le categorie a rischio, come anziani e malati cronici. Il Ministero ha abbassato la soglia per la gratuità da 65 a 60 anni. Le differenze tra le Regioni

Vaccinarsi per aiutare i medici a capire quale malattia si ha, per non affollare gli ospedali ma anche per tutelare se stessi da possibili conseguenze gravi e allenare il sistema immunitario. La raccomandazione a difendersi contro i virus influenzali è ancora più forte con l’emergenza Covid-19 in corso. «La vaccinazione aiuterà nella diagnosi differenziale rispetto al coronavirus, ma ricordiamoci che l’influenza ha anche un suo impatto in termini di sofferenza» spiega Fabrizio Pregliasco, dell’Università degli Studi di Milano. Vaccinare più persone vorrà dire anche avere meno ricoveri. Le Regioni quest’anno lavorano per tutelare maggiormente la popolazione fragile rispetto al passato. Hanno acquistato 17 milioni di dosi, quasi il doppio del fabbisogno medio che si aggira sui 10 milioni.

Come e dove distribuirle
Nel rispetto delle distanze anti-Covid, è il nodo da sciogliere in queste settimane. E i pazienti «non fragili»? Potranno rivolgersi alle farmacie, che rischiano però di non avere abbastanza scorte.

Le priorità
Da chi si partirà con le iniezioni? Il Ministero della Salute indica le categorie da tutelare per prime, a cui il vaccino è offerto gratuitamente:
chi ha più di 65 anni,
chi ha malattie croniche,
tumori, basse difese immunitarie,
le donne incinte,
i lavoratori dei servizi pubblici,
chi è a contatto con gli animali,
i donatori di sangue.

Per questa stagione influenzale il Ministero dà la possibilità di allargare le maglie della gratuità anche ai 60-64enni. Lo faranno varie Regioni, come il Piemonte, la Lombardia, la Liguria, l’Abruzzo, l’EmiliaRomagna. La raccomandazione è estesa anche ai bambini tra i 6 mesi e i 6 anni ed è tradotta diversamente dalle autorità sanitarie. Il Piemonte, per es., suggerisce la vaccinazione solo per i fragili, la Lombardia la offre gratuitamente ai piccoli dai 2 ai 5 anni, l’Emilia la prevede a pagamento. C’è poi chi ha alzato l’asticella per spingere i cittadini a proteggersi. È il caso del Lazio, che aveva reso obbligatoria l’antinfluenzalee l’antipneumococcica per gli over 65 e il personale sanitario. Ai trasgressori sarebbe stato vietato l’accesso a luoghi come centri d’incontro e Rsa (nel caso degli anziani) o continuare a lavorare (per medici e infermieri). Una decisione contro cui sono stati presentati diversi ricorsi: il Tar ne ha accolto uno, annullando di fatto l’ordinanza. In Sicilia invece l’obbligo riguarda soltanto il personale sanitario.

A chi rivolgersi
Obbligatorio o raccomandato che sia, per ottenere lo «scudo» contro l’influenza il percorso è simile. «Bisogna fare riferimento al proprio medico di famiglia — continua Pregliasco — e verificare le informazioni della propria Asl, Ats o area vas ta». La maggioranza dei medici aderisce alla campagna e somministra il vaccino ai pazienti, organizzando un calendario di appuntamenti. La necessità di evitare assembramenti — per limitare il rischio di trasmissione del coronavirus — obbliga a predisporre spazi più ampi. E così in aggiunta agli ambulatori, si potrà ricevere il vaccino in palestre, centri anziani o tendoni in piazza (è il caso di Milano). In alternativa al medico, ci si può rivolgere ai centri vaccinali della propria zona. Il Lazio nelle scorse settimane ha ipotizzato anche il coinvolgimento dei farmacisti nella somministrazione, idea su cui si attende il parere del Comitato tecnico scientifico e che fa storcere il naso alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri. Per i bambini è necessario consultare il pediatra: in alcune Regioni i dettagli operativi della campagna sono ancora in via di definizione.

Le date
Il Ministero ha invitato ad anticipare la partenza della campagna: in Liguria si inizierà il 5 ottobre, in Emilia il 12. La difficoltà a recuperare le dosi necessarie, vista l’ampia richiesta mondiale, e a mettere in piedi la macchina organizzativa ostacola però il rispetto di questa indicazione su tutto il territorio nazionale. «È bene prenotarsi entro dicembre — continua l’esperto —, serve una decina di giorni perché il vaccino abbia effetto. Di solito il picco dell’epidemia è a cavallo delle festività».

I tipi di vaccino
La battaglia contro l’influenza si sta preparando da tempo. «La decisione sulla composizione si prende a febbraio. Da due anni a questa parte l’Oms indica l’uso di vaccini quadrivalenti, che proteggono da quattro stipiti». In sostanza, un ombrello più ampio contro il virus. «A complicare le cose c’è fatto che il vaccino ha un’efficacia inferiore negli anziani». Su questi pazienti si può usare l’adiuvato, che contiene una sostanza per stimolare maggiormente la risposta immunitaria, oppure il vaccino ad alto dosaggio. In Lombardia debutta per i bambini il vaccino via spray nasale, finora mai usato in Italia, ma diffuso in alcuni Paesi europei e negli Stati Uniti. «Contiene virus vivo attenuato, adattato a vivere in un ambiente con temperatura inferiore a quella del corpo. Una volta spruzzato inizia l’infezione. Poi il virus muore».

Le dosi in farmacia
E chi non fa parte delle categorie per cui il vaccino è gratuito? Ci sarà la possibilità di farsi iniettare una dose, a patto di riuscire a comprarla (il costo oscilla dagli 8 ai 18 euro). Ogni anno circa 800 mila persone si rivolgono alle farmacie, che al momento però non hanno sufficienti scorte. «Il Sistema sanitario nazionale ha “requisito” le forniture — dice Pregliasco —, solo 250 mila dosi finora sono destinate alla ridistribuzione per uso privato». Troppo poche, per i Farmacisti. Si lavora a soluzioni diverse, compresa l’importazione dall’estero. L’uso della mascherina e il rispetto della distanza interpersonale aiuteranno poi a frenare non solo il coronavirus, ma anche l’influenza.
(Salute, Corriere)

Dall’Ema, via libera all’iter per l’approvazione del vaccino anti Covid

Analizzati i dati di quello messo a punto da AstraZeneca e dall’Università di Oxford e già opzionato dall’Italia

Passo in avanti decisivo verso il vaccino anti-Covid. L’Ema ha iniziato ad analizzare i dati di quello messo a punto da AstraZeneca e dall’università di Oxford e già opzionato dall’Italia. E ha deciso di farlo attraverso la procedura velocizzata della cosiddetta rolling review. Mai richiesta fino ad ora da alcuna azienda in gara per il vaccino e che consente agli esperti dell’Agenzia di valutare i dati della sperimentazione passo dopo passo senza attendere la chiusura finale della sperimentazione e del relativo dossier informativo. E’ la stessa agenzia europea del farmaco a precisare dal proprio sito, che quello di AstraZeneca, Oxford e la nostra Irbm è il primo candidato che arriva a questa fase. «L’inizio della `rolling review – spiega l’Ema – vuol dire che il comitato per i medicinali umani ha iniziato a valutare il primo set di dati, che viene dagli studi di laboratorio, quindi non ancora non dai dati clinici. Anche se da tempo sono in corso contatti informali tra l’Agenzia e i ricercatori di Astra Zeneca, che lasciano ben sperare circa una conclusione rapida e positiva dell’iter autorizzativo.

Anche se il comunicato dell’Ema resta improntato alla prudenza. L’inizio della procedura velocizzata, prosegue infatti  la nota, «non implica che una conclusione possa già essere raggiunta sulla sicurezza o l’efficacia del vaccino, visto che la maggior parte dei dati deve ancora essere sottoposto al comitato».
La `rolling review´, spiega l’Ema, è uno degli strumenti regolatori messi in campo per accelerare l’approvazione. Normalmente tutti i dati sono forniti insieme all’inizio della richiesta di autorizzazione alla commercializzazione, mentre in questo caso il Chmp, il comitato dell’Ema incaricato della valutazione, li revisiona man mano che sono disponibili, fino a decidere che sono sufficienti per una richiesta formale. «La decisione di iniziare la rolling review del vaccino si basa sui risultati preliminari non clinici e sulle prime sperimentazioni cliniche – afferma il comunicato -, che suggeriscono che il vaccino stimola la produzione di anticorpi e di cellule T del sistema immunitario che hanno il virus come obiettivo. Sperimentazioni cliniche su larga scala su migliaia di persone sono in corso, e i risultati saranno disponibili nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Questi forniranno informazioni su quanto sia efficace il vaccino nel proteggere dal Covid-19, cosa che verrà valutata in cicli di revisione successivi». Il vaccino di AstraZeneca è uno di quelli più avanti nella sperimentazione, nonostante uno stop di alcuni giorni dovuto alla revisione dei dati su alcuni pazienti che avevano mostrato effetti collaterali gravi.
(lastampa.it)