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Archivio mensile 03/24/2021

Perché ci sono Positivi anche tra i VACCINATI?

Su 10 immunizzati, almeno uno prende il virus lo stesso. “Ma nessuno in forma grave”.

Da quando è iniziata la campagna vaccinale si è detto di tutto e di più. Siamo stati travolti da un flusso infinito di informazioni contrastanti, in parte vere e in parte false. A essere messa in dubbio è stata anche l’efficacia dei vaccini e la loro stessa sicurezza. La verità è che sono ancora molte le domande che rimangono aperte, come ad esempio la durata dell’immunità offerta dal vaccino. Domande a cui la scienza potrà rispondere solo con il tempo. A molte altre invece abbiamo già una risposta, seppur parziale, che può essere utili e a chiarire alcuni dei più diffusi dubbi.

Perché ci sono vaccinati che risultano positivi?
“Il vaccino non è stato sviluppato per proteggere le persone dall’infezione, ma dalla malattia” spiega Massimo Andreoni, primario del reparto di Malattie Infettive del Policlinico di Tor vergata di Roma. Per cui può succedere che una persona vaccinata risulti positiva al test, anche se si tratterebbe comunque di un’eventualità non molto comune. Dai dati aggiornati sulla protezione dal’infezione asintomatica dei vaccinati emerge che solo 1-2 persone vaccinate su 10 rischiano di infettarsi. L’80-90% delle persone, quindi, risulta protetto anche dall’infezione asintomatica.

Un Vaccinato può ammalarsi gravemente?
“E’ davvero molto improbabile. i dati che abbiamo indicano che le persone vaccinate, con un qualsiasi dei tre vaccini attualmente approvati, hanno oltre il 90% di probabilità di non sviluppare forme gravi della malattia.

Chi si è vaccinato può contagiare gli altri?
“Anche in questo caso sarebbe molto improbabile. O almeno è così per gli altri vaccini che usiamo da ormai da tantissimo tempo. Perché per diventare contagiosi, è necessario che il virus si replichi un certo numero di volte. Se non lo fa perché si è vaccinati, di conseguenza né si sviluppa la malattia è né si diventa contagiosi.

Perché alcuni vaccinati non hanno anticorpi?
Succede, anche se in pochi casi, che dopo aver ricevuto il vaccino si risulti negativi al test sierologico. Ma non significa che il vaccino sia inutile. Il test sierologico individua gli anticorpi sviluppati a seguito della vaccinazione che si trovano in circolo nel sangue ma che non sono la sola misura dell’immunità di una persona al virus. Una persona quindi potrebbe non avere anticorpi visibili al test sierologico e avere lo stesso una memoria immunitaria del virus una volta che lo incontra: ci sono infatti delle cellule, responsabili della memoria immunologica, che si attivano e aggrediscono le cellule infette o producono anticorpi utili soltanto quando l’organismo viene esposto al virus contro il quale hanno “imparato a difendersi”.

Dura di più l’immunità dei guariti o dei vaccinati?
Non è stata ancora possibile determinare la durata dell’immunità, sia quella offerta da una precedente infezione che dal vaccino. Sappiamo però che gli anticorpi in circolo – a seguito dell’infezione possono durare meno rispetto a quelli stimolati dal vaccino. Questo comunque non esclude che il nostro sistema immunitario possa aver sviluppato una memoria non visibile al test sierologico anche in caso di guarigione.
(Salute, Il Messaggero)

MAL DI GOLA, LO SAI CHE AUMENTA IL RISCHIO IN AMBIENTI TROPPO CALDI?

Sono molte le cause di mal di gola, ma chi ama la montagna e la neve deve sapere che gli sbalzi termici possono rovinare una bella vacanza.

Infatti, per evitare il mal di gola è meglio evitare di soggiornare in ambienti troppo caldi, affollati, soprattutto se la temperatura esterna è di molto inferiore –. Questo accade perché gli sbalzi termici, da una parte facilitano la proliferazione di virus e batteri, e dall’altra inibiscono i fisiologici meccanismi di difesa della mucosa delle vie aerodigestive superiori. Per proteggersi dal mal di gola, nei casi più lievi può essere sufficiente effettuare i classici “fumenti della nonna” con acqua, bicarbonato di sodio e camomilla, che funzionano benissimo nei casi più lievi, mantenere un’adeguata idratazione corporea assumendo liquidi e umidificando gli ambienti, mentre è sconsigliato affidarsi agli aerosol che contribuiscono solo a peggiorare la situazione. Infine, evitare il fumo di sigaretta, gli alcolici e aumentare l’assunzione di frutta e verdura, all’interno di una dieta sana e bilanciata, aiuta anche la prevenzione del mal di gola quando la causa è il reflusso gastroesofageo, talvolta peggiorato da abbuffate ed eccessi alimentari. Se invece il mal di gola ha cause batteriche, come nel caso della tonsillite, meglio rivolgersi al medico per iniziare un’adeguata terapia antibiotica magari preceduta da un tampone faringeo con esame colturale e antibiogramma per mirare la cura.
(Salute, Humanitas)

Sono VEGETARIANO: mi salvo dal COLESTEROLO CATTIVO?

Una dieta ricca di frutta e verdura e priva di carni può aiutare a mantenere nella norma il livello del colesterolo nel sangue. Ma anche i cibi per vegetariani possono essere poco sani, quindi attenzione a che cosa mettete nel carrello al supermercato!

Le ricerche evidenziano che i vegetariani hanno effettivamente un livello di colesterolo “cattivo” LDL nel sangue mediamente più basso e un rischio ridotto di malattie cardiovascolari rispetto a persone che si alimentano anche con carni animali. E una ragione c’è: la maggior parte del colesterolo circolante nel sangue deriva dai grassi saturi presenti nell’alimentazione. Questi si trovano nelle carni, soprattutto se grasse, e nei latticini prodotti con latte intero, come latte, yogurt, formaggi e gelati.

Con la dieta vegetariana si assumono sostanze benefiche per la salute delle arterie
La dieta di un vegetariano è per lo più povera o completamente priva di prodotti animali, quindi dovrebbe essere povera di colesterolo. Migliora il metabolismo dei trigliceridi, un altro tipo di grassi, contrastando la formazione o favorendo la riduzione delle dimensioni delle placche aterosclerotiche sulle arterie. Frutta, verdura, noci, semi e olii vegetali contengono i fitosteroli, simili nella struttura e nella funzione al colesterolo, ma benefici per le pareti delle arterie. Ma non dimentichiamoci che molti cibi vegetarianisono ricchi di zuccheri e di grassi trans, per come sono preparati o conservati: per es. i cibi fritti, la pasticceria e i prodotti da forno, i latticini e i loro derivati. Attenzione: la scelta vegetariana non è uno parafulmine contro le malattie cardiovascolari, ma può essere uno scudo se seguita con giudizio.
(Humanitas)

RENI, 7 CONSIGLI PER OSTACOLARE LA FORMAZIONE DEI CALCOLI

Una pianta asiatica contro i calcoli renali? L’estratto di Garcinia Cambogia sarebbe in grado di dissolvere i cristalli di ossalato di calcio, il componente più comune dei calcoli renali.

Le sue proprietà sono state testate da un team della University of Houston (Usa). I risultati sono stati pubblicati su Nature. L’estratto finito sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati è l’acido idrossicitrico che agirebbe come inibitore della crescita di questi cristalli di ossalato di calcio. L’auspicio del team è quello di mettere a punto un nuovo trattamento preventivo per la formazione di calcoli renali in alternativa al potassio citrato a cui oggi si ricorre. Allo studio hanno partecipato anche sette volontari che hanno assunto il supplemento di acido idrossicitrico per tre giorni permettendo ai ricercatori di valutare se l’acido veniva espulso con le urine. L’espulsione tramite le urine è un requisito necessario affinché il supplemento possa essere utilizzato come trattamento preventivo per i calcoli renali. «Si tratta di uno studio molto preliminare che ha valutato l’efficacia di un estratto in cui è presente il citrato, un protettore della salute dei reni perché, unendosi al calcio, non lo fa legare all’ossalato inibendo la formazione dei calcoli», spiega il dottor Alberto Saita, urologo dell’ospedale Humanitas.

I consigli da seguire contro il rischio di calcoli?

Dieta mediterranea: «La nostra dieta è un regime alimentare indicato per contenere il rischio di sindrome metabolica, caratterizzata da ipertensione, sovrappeso/obesità e tendenza al diabete, tutte condizioni che possono favorire la formazione dei calcoli. Bisogna dunque ridurre il consumo di zuccheri e carboidrati molto raffinati e preferire, ad esempio, il consumo di prodotti integrali e a base di farine più grezze»;

Molti agrumi: «Gli agrumi contengono il citrato che, come accennato, unendosi al calcio inibisce la formazione dei calcoli»;

Poca carne rossa e poco sale: «Un consumo eccessivo di carne rossa si ripercuote negativamente sulla salute dei reni per l’alto contenuto di acido urico. Allo stesso modo una dieta ricca di sale promuove la calcolosi»;

Idratazione: «Mai dimenticarsi di bere tanta acqua. Con un adeguato apporto di liquidi le urine saranno meno concentrate e dunque meno acide e il volume urinario sarà maggiore ostacolando così la precipitazione dei sali e dunque la creazione di calcoli»;

Dieta ricca di potassio (patate, carote, banane, zucchine, melanzane, legumi, verdure a foglia verde): «Oltre all’idratazione è importante anche introdurre un giusto apporto di potassio, un minerale che contrasta l’iperacidità urinaria»;

Un po’ di calcio al giorno: «Latte, yogurt e formaggio non dovrebbero mai mancare dalle nostre tavole. Il calcio protegge dai calcoli: riducendo l’apporto di calcio resta disponibile l’acido ossalico che può legarsi al calcio urinario e promuovere la formazione di aggregati e dunque di calcoli»;

Attività fisica: «La sedentarietà è deleteria perché può aumentare il rischio di sindrome metabolica. Inoltre, se ci si muove, si suda e si sente di più il bisogno di bere».
(Salute, Humanitas)

TORCICOLLO: come si previene e come si cura

Il torcicollo è un tipo di disturbo molto diffuso, che si presenta solitamente all’improvviso e che dura al massimo qualche giorno. Abbiamo chiesto alla dottoressa Lara Castagnetti, specialista in Riabilitazione Ortopedica e Osteopatia dell’Istituto Humanitas, quali sono le cause che fanno insorgere il torcicollo e quando sarebbe il caso di chiedere l’aiuto di uno specialista.

Cos’è il torcicollo e da cosa è provocato Con torcicollo si intende un dolore intenso situato nell’area del collo. È un problema che ha un’origine di tipo muscolare e scheletrico, e che rende difficile a chi ne soffre eseguire movimenti della testa che prevedono flessione, estensione e rotazione. Tra le cause principali di questo disturbo troviamo le contratture muscolari e le patologie della colonna vertebrale. Le contratture possono essere a loro volta provocate dagli sbalzi di temperatura, dall’assunzione di posizioni scorrette per lunghi periodi di tempo, così come da movimenti bruschi e traumi, come il colpo di frusta che può svilupparsi dopo un incidente. Se il dolore non scompare nel giro di pochi giorni, potrebbe essere causato da problemi alla colonna cervicale: si potrebbe trattare per esempio di una difficoltà legata ai dischi invertebrali, come un’ernia del disco e più raramente spondiloartriti e malattie reumatiche autoimmuni che provocano infiammazioni alla colonna vertebrale.

Come alleviare il dolore del torcicollo
Nel momento di dolore più intenso può dare sollievo una doccia tiepida, poiché il getto d’acqua esercita una sorta di massaggio sui muscoli del collo, rilassandoli. Un aiuto può essere fornito anche dall’assunzione di farmaci antinfiammatori. Al contrario di quanto si potrebbe pensare inoltre, tenere il capo immobile, sebbene aiuti a smettere di provare dolore, aumenta nel lungo periodo la rigidità muscolare, contribuendo a peggiorare la situazione complessiva. È per questo che piccoli movimenti controllati, così come esercizi di stretching, possono contribuire a risolvere il disturbo in minor tempo. Infine, dopo aver consultato il medico, si può decidere di ricorrere al kinesio taping, ovvero una cura che si somministra con l’applicazione di particolari cerotti con funzioni antinfiammatorie e antidolorifiche.

Quando è il caso di contattare uno specialista?
Nell’eventualità in cui il dolore si prolunghi per molti giorni, e nello specifico per più di una settimana, sarebbe bene rivolgersi a uno specialista per una valutazione professionale della situazione. Stessa cosa andrebbe fatta se gli episodi sono molto frequenti – ad esempio una volta al mese – o se si è costretti a prendere farmaci. Anche nel caso in cui il torcicollo fosse accompagnato da sintomi come mal di testa, mal di schiena e dolore alle spalle, è consigliato rivolgersi a un medico, che potrebbe prescrivere degli esami come radiografia e risonanza magnetica per avere un quadro diagnostico più definito. Rappresentano invece sintomi di allarme legati al torcicollo la difficoltà a respirare, a parlare, a camminare o a deglutire e ancora la debolezza e l’intorpidimento degli arti. Nel caso in cui il torcicollo si accompagnasse a questi sintomi è consigliabile invece recarsi direttamente in pronto soccorso, per assicurarsi che non siano presenti delle lesioni del sistema nervoso centrale.
(Salute,Humanitas)

Cos’è la TROMBOSI, e quali sono le CAUSE?

In questi giorni se ne è parlato per il sospetto che ci sia un legame tra casi di embolia e vaccinazione anti-Covid con il vaccino di AstraZeneca: ma non ci sono prove di quel legame. Ecco che cosa sono i trombi, perché si formano, e perché il vaccino AstraZeneca continua a essere ritenuto sicuro

Tutti i virus, incluso Sars-CoV-2, il coronavirus che causa il Covid, scatenano nell’organismo una reazione infiammatoria. Quella reazione può essere più o meno violenta. Quando si sviluppa un’infezione o un processo infiammatorio, il sangue aumenta la propria tendenza a coagulare e può succedere che si formino trombi nelle arterie e nelle vene, in qualunque parte del corpo. La trombosi arteriosa di solito si verifica a livello di arterie dove si è depositata la placca aterosclerotica (costituita da colesterolo, cristalli di calcio, cellule infiammatorie). Se la parete superficiale della placca si rompe, si forma un coagulo/trombo, che può diminuire o interrompere il flusso sanguigno. A seconda dell’arteria interessata, le conseguenze sono diverse: ictus ischemico, infarto o arteriopatia periferica.

I sintomi dell’ictus ischemico: debolezza o intorpidimento di faccia, braccia o gambe, soprattutto di un lato del corpo; confusione, difficoltà nel parlare e nel capire; problemi alla vista; vertigini, difficoltà a camminare; fortissimo mal di testa senza una causa apparente.

I sintomi dell’infarto cardiaco: dolore o senso di costrizione al centro del petto che può irradiarsi alle aree circostanti, mancanza di fiato, nausea, pallore, intensa sudorazione.

I sintomi dell’arteriopatia periferica: il sintomo più caratteristico è la «claudicatio intermittens», un dolore muscolare violento, che impedisce di camminare.

La trombosi venosa si verifica quando nelle vene si forma un trombo, che rallenta il flusso di sangue venoso verso cuore e polmoni. Interessa soprattutto le gambe, ma può riguardare anche braccia, vene addominali o cerebrali. Quando riguarda le vene profonde viene chiamata «trombosi venosa profonda« e questa, se non riconosciuta e curata, può causare l’embolia polmonare. I sintomi della trombosi venosa profonda sono dolore all’arto interessato (in genere la gamba), gonfiore e, a volte, arrossamento.

L’embolia polmonare si ha quando un embolo (nato dalla rottura di un trombo) viaggia nel sangue e viene spinto dal cuore nel sistema circolatorio polmonare, in alcuni casi provocando morte improvvisa. I sintomi più comuni dell’embolia polmonare: forte dolore al petto, difficoltà di respiro, tosse con tracce di sangue nel catarro e accelerazione o irregolarità del battito cardiaco. Questi sintomi vanno sempre indagati, soprattutto se si accompagnano a dolore o gonfiore a una gamba. Purtroppo non sono rari i casi in cui l’embolia polmonare non dà alcun segno di sé oppure si presenta solo con una strana sensazione di fiato corto e di fatica a respirare.

Le cause che predispongono alla tromboembolia venosa sono genetiche o transitorie (interventi chirurgici, ricoveri ospedalieri, allettamento e febbre, gravidanza, parto, terapie ormonali, tumori, chemioterapia). Anche la polmonite, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e alcuni tipi di anemia su base ereditaria (come l’anemia falciforme) comportano un rischio aumentato, in particolare di tromboembolia polmonare. La tromboembolia venosa è, tra gli eventi cardiovascolari, la prima causa di morte nel mondo. In particolare, la tromboembolia polmonare colpisce 1-2 persone su mille ogni anno in Europa: su 100 persone colpite, 10 perdono la vita.

Perché si parla di trombosi
Negli ultimi giorni si è parlato di trombosi in relazione ad alcune decisioni prese da parte delle autorità del farmaco di diversi Paesi (tra cui l’Italia) di sospendere l’utilizzo di alcuni lotti del vaccino contro il Covid di AstraZeneca. In alcuni casi l’uso del vaccino è stato sospeso tout court, per alcuni giorni.

Ma ci sono prove di un legame tra l’uso del vaccino e gli eventi tromboembolici?
Secondo l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, «il numero di eventi tromboembolici nelle persone vaccinate non è superiore a quello osservato nella popolazione generale. Al 10 marzo 2021, sono stati segnalati 30 casi tra quasi 5 milioni di persone vaccinate con AstraZeneca nello Spazio economico europeo ». Secondo l’Oms, non c’è alcun motivo per smettere di somministrare il vaccino. L’Oms sta valutando le segnalazioni arrivate nei giorni scorsi, ma afferma che i benefici del vaccino superano i rischi e che finora non sono stati riscontrati casi di morte causati da vaccini anti-Covid. La stessa AstraZeneca ha sottolineato che, da un’analisi dei dati su oltre 10 milioni di somministrazioni, «non è emersa alcuna prova di un aumento del rischio di embolia polmonare o trombosi venosa profonda in qualsiasi gruppo di età, sesso, lotto o in qualsiasi Paese in cui è stato utilizzato il vaccino».

Quali sono le indagini in corso E le indagini, allora?
Occorre procedere con calma. In alcuni Paesi (Danimarca, Norvegia, Islanda) la campagna vaccinale è stata sospesa per alcuni giorni in via precauzionale. Altri Paesi (Austria, Estonia, Lituania, Lussemburgo e Lettonia) hanno sospeso l’uso dei vaccini provenienti da un solo lotto, ABV5300, non distribuito in Italia: ma hanno deciso di continuare a usare regolarmente tutti gli altri lotti di vaccino. In molti altri Paesi — dalla Gran Bretagna alla Francia, dalla Germania alla Spagna all’Italia — la campagna prosegue senza problemi. In Italia l’Agenzia del farmaco ha emesso — va ribadito: in via precauzionale — un divieto di utilizzo di un solo lotto, denominato ABV2856, distribuito in tutte le Regioni, dopo la segnalazione di «eventi avversi» per i quali non è ancora accertato alcun legame causale con il vaccino. Secondo i primi accertamenti — ma gli esami sono ancora in corso — quegli eventi erano legati a trombosi e coaguli del sangue. In tutti i casi sono state aperte inchieste. L’Ema — pur sottolineando che il rischio di coaguli di sangue non è maggiore nelle persone vaccinate rispetto alla popolazione generale — ha avviato delle indagini e sta esaminando tutti i casi segnalati. «Nessun nesso causa-effetto tra vaccino e trombosi» «La cosa che ha attirato maggiormente l’attenzione è il fatto che i soggetti erano in buona salute e abbastanza giovani, ma anche all’interno di quella fascia d’età ci possono essere casi di morte. Il tromboembolismo, che è la causa di morte più accreditata, ha una percentuale dello 0,007 per mille rispetto alla casistica vaccinale mondiale, sui dati che si stanno raccogliendo. Mi sento di tranquillizzare: in quella giornata, in quella fascia di età, quanti pazienti sono morti per trombosi? Questo va chiarito».
(Salute, Corriere)

PANE e PASTA Bianchi sono “Buoni”, ma meglio non eccedere

Chi consuma sette porzioni al giorno di cereali raffinati sembra correre rischi più elevati per la salute cardiovascolare. Confermato il valore delle fibre alimentari

Il pane bianco, i croissant, che buoni. Ma niente di buono per la nostra salute. Un nuovo studio conferma infatti i dati negativi legati al consumo di cereali raffinati.

Cresce il rischio cardiovascolare, di ictus e di morte prematura
I dati della ricerca sono stati pubblicati su The British Medical Journal. Lo studio, di nome «Pure», ha esaminato le abitudini alimentari dai Paesi più poveri a quelli più ricchi, constatando che sono molto aumentati negli anni i consumi di cereali raffinati e di zuccheri aggiunti.

UNICO ASSOLTO IL RISO BIANCO
I cereali sono stati divisi in tre gruppi: raffinati, integrali e riso bianco. I cereali raffinati includevano prodotti fatti con farina bianca, come pane bianco, pasta, cereali per la colazione, crackers e prodotti da forno contenenti cereali raffinati. I cereali integrali includevano le farine da cereali integrali (per esempio di grano saraceno) e i prodotti cucinati con queste farine. E ora le cifre dello studio canadese, in cui sono stati presi in esame quanti consumano più di sette porzioni al giorno di cereali raffinati e riferisce che questa dieta si associa a un rischio aumentato di morte prematura (+27 %), di disturbi cardiaci (+33%) e ictus(+47%). Non sono stati invece trovati pericoli legati al consumo di cereali integrali e riso bianco. Il riso è dunque l’unico cereale «bianco» assolto.

UNA PORZIONE: 50 GRAMMI DI PANE
Il consiglio con cui si conclude la ricerca è ovvio: mangiare pochi prodotti del frumento raffinati e dare la preferenza ai grani di cereali interi. Anche per il riso, alla fine, si consiglia quello integrale. «L’unità di base è 50 grammi di pane, ecco cosa si intende per una porzione. Quelle considerate nello studio, sette, equivalgono dunque a 350 grammi. Con un consumo a questo livello di cereali bianchi, c’è un importante aumento della mortalità e degli eventi cardiovascolari».

SI ARRIVA ALLA DIETA MEDITERRANEA
«nello studio tutte le persone sono state seguite per quasi 10 anni. La dieta mediterranea, una dieta che si sa salutare e che ha tra i suoi cardini i cereali integrali, consumo ridotto di carne rossa e di formaggi stagionati».

LA CULTURA È SALUTARE
Ma ci sono altri fattori che pesano sul rapporto alimentazione-rischio: a sfavore la povertà, a favore un alto grado di istruzione. «C’è un detto tra chi si occupa di questi temi: “Ne ammazza più il basso reddito che il colesterolo”. Oggi la dieta mediterranea la segue chi può permettersela: costi più elevati dei cibi sempre freschi, tempo per non ricorrere mai ai surgelati, cotture lunghe di pasta e grani integrali…».
(Fondazione Veronesi)

VACCINI Anti-COVID: Perché Andranno Periodicamente Aggiornati

Gli anticorpi dei guariti e derivanti dai vaccini sono meno efficaci sulle varianti sudafricana e brasiliana: per neutralizzarle ne servono di più.

Per neutralizzare alcune delle nuove e diffuse varianti di coronavirus potrebbe servire una quantità di anticorpi maggiore di quella che proteggeva dalle passate infezioni. Pertanto gli anticorpi dei guariti, quelli sollecitati dai vaccini e i monoclonali potrebbero risultare meno capaci di proteggere dalle infezioni causate dalle nuove versioni del SARS-CoV-2. A lanciare l’allarme è uno studio (pubblicato su Nature Medicine) che dopo aver testato l’efficacia di anticorpi di diversa origine contro le tre principali varianti di coronavirus (Inglese, Sudafricana e Brasiliana) ha fatto intendere che potrebbe presto essere necessario aggiornare i vaccini di prima generazione.

NON ABBASTANZA
«C’è un’ampia variabilità nella quantità di anticorpi che una persona produce in risposta alla vaccinazione o all’infezione naturale. Ci sono persone che ne producono livelli molto elevati e risulterebbero probabilmente protetti anche dalle nuove varianti, ma altri, e in particolare penso ad anziani e immuno-compromessi, potrebbero non produrne abbastanza: se il livello di anticorpi necessari per essere protetti si decuplica, come indicano i nostri dati, allora potrebbero non averne abbastanza» La preoccupazione degli scienziati è che con la diffusione delle nuove varianti, proprio i più fragili non siano sufficientemente protetti dal contagio.

UN OSSO DURO
Il virus, ormai lo sappiamo, attacca le cellule usando come chiave la proteina spike, il bersaglio principale dei vaccini anti-covid e dei farmaci a base di anticorpi monoclonali. Benché i virus mutino continuamente, soltanto dall’inverno 2020 sono state individuate varianti con diverse mutazioni nei geni che codificano per la proteina spike, teoricamente pericolose perché potrebbero diminuire l’efficacia di vaccini e farmaci che prendono di mira proprio quell’obiettivo. Le varianti più sorvegliate, e anche quelle studiate nello studio, sono la B.1.1.7 (inglese), B.1.135 (sudafricana) e B.1.1.248 o P.1 (brasiliana), già individuate anche nel nostro Paese.

MAGGIORI QUANTITÀ
Gli scienziati per valute l’efficacia dei vaccini hanno messo a contatto virus delle tre diverse varianti con anticorpi del sangue di convalescenti da CoViD-19 o di persone che erano state immunizzate con il vaccino di Pfizer. Fortunatamente, per neutralizzare la variante Inglese è servita la stessa quantità di anticorpi necessaria per l’originale SARS-CoV-2. per le varianti brasiliana e sudafricana sono stati necessari anticorpi in quantità decisamente superiore, da 3 volte e mezzo a 10 volte più abbondanti.
(Salute, Focus)