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Archivio mensile 11/17/2021

Vaccino Covid, da Pfizer a Moderna: come crolla la
protezione dal virus dopo sei mesi

Uno studio ha analizzato l’efficacia di Pfizer-BioNTech, Moderna e Johnson&Johnson a sei mesi dalla fine del ciclo vaccinale: i risultati, vaccino per vaccino

Da quando la variante Delta è diventata predominante a sei mesi dalla fine del ciclo vaccinale anti Covid la protezione dei vaccini dall’infezione cala in modo drastico, in particolare per quanto riguarda il monodose Johnson&Johnson. Lo afferma una ricerca da poco pubblicata su Science. Il team di ricercatori ha analizzato l’efficacia dei tre vaccini approvati negli Stati Uniti (Pfizer-BioNTech, Moderna e Johnson&Johnson, assente AstraZeneca che negli Stati Uniti non è stato approvato) nel proteggere dal contagio, dalla malattia e dalla morte i veterani dell’esercito americano (che rappresentano il 2,7% della popolazione degli Stati Uniti). L’indagine è stata condotta tra il 1° febbraio e il 1° ottobre 2021 su 780.225 veterani.

La protezione nel marzo 2021 e nel settembre 2021
I ricercatori hanno scoperto che all’inizio di marzo, mentre la variante Delta stava prendendo piede negli Stati Uniti , i tre vaccini erano più o meno uguali nella loro capacità di prevenire le infezioni. In particolar è emerso che nel marzo 2021 la protezione dall’infezione era
86,4% per i vaccinati con J&J
86,9% per i vaccinati con Pfizer-BioNtech
89,2% per i vaccinati con Moderna

Ma la situazione è completamente cambiata nel giro di sei mesi, cioé quando la variante è diventata ceppo dominante.

Nel settembre 2021 infatti l’efficacia per quanto riguarda l’infezione era scesa al
13,1% per i vaccinati con J&J
43,3% per i vaccinati con Pfizer-BioNTech
58% per i vaccinati con Moderna

Sorprende il calo così accentuato del vaccino monodose Johnson&Johnson nella protezione dall’infezione. Il Germania, uno degli Stati più colpiti in Europa dalla nuova ondata di Covid, il Robert Koch Institute ha segnalato che circa il 26% dei pazienti è completamente vaccinato, con un numero che sale al 34% per i ricoverati over 60. L’Istituto ha anche reso noto che le infezioni tra i vaccinati sono percentualmente più comuni tra chi è vaccinato con il preparato monodose Janssen. In Italia (dove questo vaccino è stato somministrato a 1,6 milioni di persone) le nuove linee guida indicano che chi si è vaccinato con Johnson & Johnson può fare il richiamo da subito (a prescindere dall’età) a patto che siano passati sei mesi dalla somministrazione del monodose e riceverà un richiamo con Pfizer o Moderna. Negli Stati Uniti la FDA ha autorizzato J&J, raccomandandolo a tutte le persone dai 18 anni in su che hanno ricevuto la prima dose almeno due mesi prima.

Resta alta la protezione dalla morte
Nello stesso studio di Science i ricercatori hanno anche esaminato la protezione dei vaccini dalla morte da Covid e a differenza dal rischio di infezione, l’efficacia nei confronti dei decessi causati da Covid-19 è rimasta alta nel tempo e, come già dimostrato in molti altri studi, i vaccinati hanno un rischio molto più basso di morte dopo aver contratto il virus rispetto ai non vaccinati, anche a distanza di mesi dalla vaccinazione, sebbene siano emerse differenze per età e tipo di vaccino.
(Salute, Corriere)

PERCHÉ CON IL RAFFREDDORE
IL NASO PRODUCE TANTO
MUCO?

Attaccato da virus del raffreddore, il nostro organismo reagisce mettendo in campo strategie difensive per intrappolare gli agenti patogeni ed eliminarli.

L’aumentata produzione di muco nasale, per es., serve a intrappolare, trasportare all’esterno ed eliminare i virus responsabili della rinosinusite virale, ovvero il raffreddore comune, per premettere l’auto-detersione e igienizzazione delle alte e basse vie aeree che, solitamente, avviene in 5-7 giorni, risolvendo così il problema.
Anche la febbre è una delle strategie dell’organismo per annientare gli oltre 200 virus del raffreddore che, con l’aumento della temperatura corporea, muoiono. Tuttavia, queste strategie non sono sempre efficaci: può capitare che il nostro apparato di difesa non sia stato in grado di sconfiggere subito l’infezione perché è efficace, oppure perché non è stato aiutato in modo efficace. In questo caso, se nel raffreddore comune il muco è limpido e poco denso, quando le secrezioni diventano più viscose o verde-giallastre, la sensazione di naso chiuso peggiora, e può comparire dolore o senso di peso a carico delle ossa della faccia, il raffreddore comune diventa rinosinusite batterica. In questo caso è bene consultare lo specialista otorinolaringoiatra, per evitare le complicanze polmonari nei soggetti più a rischio come bambini e anziani, asmatici, iniziare una terapia adeguata con antibiotici e cortisone, favorendo la pulizia nasale con soluzione fisiologica.
(Salute, Humanitas)

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