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LAVARSI BENE le MANI SALVA la VITA dalle INFEZIONI

Circa il 20-30% dei contagi ospedalieri sono considerati prevenibili da programmi di igiene e di controllo intensivo. Ogni anno coinvolti il 7% dei ricoveri ospedalieri. Il numero di decessi, come conseguenza diretta, è di almeno 37mila l’anno

Secondo i dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control, in Europa sono oltre 4 milioni i pazienti che contraggono ogni anno un’infezione correlata all’assistenza (Ica), circa il 7% dei ricoveri ospedalieri. Il numero di decessi, come conseguenza diretta di queste infezioni, è di almeno 37mila l’anno. Si tratta tuttavia di un problema che può essere in molti casi prevenuto con la progressiva diffusione di pratiche sicure: circa il 20-30% delle infezioni nosocomiali, infatti, sono considerate prevenibili da programmi di igiene e di controllo intensivo. Il lavaggio attento delle mani nelle strutture ospedaliere, infatti, oltre a essere un indicatore della qualità dei sistemi sanitari, riduce il rischio di infezioni correlate all’assistenza, in particolare diminuisce le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, che rappresentano un grave rischio per la salute. La campagna mondiale Secondo l’Oms, il lavaggio attento delle mani negli ospedali, oltre ad essere un indicatore della qualità dei sistemi sanitari, è uno scudo contro la diffusione delle micidiali infezioni ospedaliere. Gli esperti dell’Oms ricordano che sono 5 i momenti fondamentali nell’assistenza al paziente in cui è necessaria un’igiene delle mani molto attenta: prima di toccare il paziente; prima di iniziare qualsiasi procedura; dopo aver toccato sacche o altri contenitori con i fluidi del corpo; dopo essere venuti in contatto con il soggetto e, infine, anche quando si è stati solo vicino al letto del paziente.

(Salute, Corriere)

MAL DI GOLA: QUALI RIMEDI FUNZIONANO E QUALI NO?

Il mal di gola, o faringodinia, deriva dall’infiammazione di faringe e/o laringe.

Tipico dei mesi invernali, può essere particolarmente fastidioso durante i pasti, in quanto il dolore tende ad aumentare durante la deglutizione. Ma da cosa è provocato? Esistono rimedi naturali efficaci?

Le cause del mal di gola La causa più frequente di mal di gola non è, come si potrebbe pensare, l’esposizione al freddo, bensì le infezioni virali: la sua incidenza maggiore in inverno è dovuta soprattutto al fatto che tendiamo a restare in posti chiusi più a lungo, posti in cui i virus si diffondono con più facilità. Il mal di gola può essere causato anche da infezioni batteriche, allergie, irritazioni chimiche o, molto spesso, laringiti da reflusso gastro-esofago-laringeo. Altre cause più rare sono tumori del distretto testacollo, ascessi ed epiglottiti. I sintomi di queste affezioni dipendono dalla causa: tra i più comuni, oltre alla faringodinia, segnaliamo febbre, brividi, tosse stizzosa o raucedine, congestione nasale, mal di testa, nausea e/o vomito, mal d’orecchie, difficoltà a deglutire ed eccezionalmente difficoltà a respirare. È molto comune che le tonsille aumentino di dimensioni, diventino rosse o si ricoprano di placche.

Quali sono i rimedi contro il mal di gola? Il mal di gola di origine virale si risolve in 5-7 giorni; può essere utile contrastare il dolore con rimedi naturali, per esempio caramelle alle erbe, ma è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico. Un mal di gola scatenato da cause di altro tipo può richiedere un trattamento specifico che sarà stabilito caso per caso dal medico: in caso di origine batterica, per esempio, sarà necessario intraprendere una terapia a base di antibiotici che il medico prescriverà.

Quando rivolgersi al proprio medico? Bisognerebbe rivolgersi al medico in caso compaiano difficoltà respiratorie, a deglutire o ad aprire la bocca. Se il fastidio dura più di 5-7 giorni, o se è associato a mal d’orecchi, a sfoghi cutanei, a dolore alle articolazioni o a linfonodi del collo ingrossati; una visita medica può escludere patologie più pericolose. Lo stesso discorso vale in caso si notino ingrossamenti delle tonsille, la presenza di placche, in caso ci sia sangue nella saliva o nel catarro, ma anche se il problema è ricorrente e si soffre di raucedine per più di due settimane consecutive.

Rimedi “naturali”: cosa funziona e cosa no Innanzitutto è molto importante capire la causa del mal di gola per potersi sottoporre al trattamento più adatto: assumere antibiotici senza avere la certezza di essere di fronte a un’infezione batterica, per esempio, non solo non risolve il mal di gola, ma anzi causa più danni che benefici. Ci sono però alcuni accorgimenti che si potrebbero intraprendere per avere sollievo, stando ben lontani dal riferirci a essi col termine di “rimedi”. La propoli ha azione antinfiammatoria e antibatterica naturale, così come il limone e la liquirizia fresca (che ha anche proprietà antivirali). Il miele, magari sciolto nel tè o nel latte caldo, ha proprietà antibatteriche, lenitive ed emollienti. Anche l’ananas ha proprietà antinfiammatorie naturali sui tessuti molli. Lo zenzero fresco è molto efficace sul mal di gola, ed è utilizzato anche come rimedio naturale contro il reflusso; per le proprietà immunostimolanti segnaliamo l’echinacea. Via libera anche a suffumigi con olii essenziali (ad es. l’eucalipto), che hanno azione umidificante e decongestionante, e agli infusi caldi, magari alla liquirizia, all’echinacea, alla salvia o ai chiodi garofano.

(Salute, Humanitas)

NUOVO CORONAVIRUS: quanto è MORTALE?

Il nuovo coronavirus è molto contagioso, ma il suo tasso di mortalità è inferiore a quello di altre epidemie, come la SARS e la MERS.

Il numero di persone contagiate dal nuovo coronavirus (nCoV) cresce a vista d’occhio, con i primi casi anche in Italia: nel momento in cui scriviamo i casi accertati hanno quasi raggiunto quota 10.000, e i morti sono 213. Per avere un metro della gravità della situazione attuale, può essere utile confrontare il virus con altre epidemie scoppiate negli ultimi cinquant’anni, paragonandone il tasso di mortalità e il numero di paesi colpiti. Nonostante non si parli ancora di pandemia, l’OMS ha dichiarato l’emergenza globale (è la sesta volta dall’inizio del 2009). Per il momento, il nuovo coronavirus (chiamato coronavirus Wuhan 2019nCov…) ha un tasso di mortalità relativamente basso (2%). Il più mortale da cinquant’anni a questa parte è stato il virus di Marburg, isolato nel 1967, che ha ucciso 373 persone, pari all’80% dei 466 infetti. La “percezione” di gravità sta nel fatto che il nuovo patogeno è altamente contagioso e si sta diffondendo nel Paese più popoloso del mondo, e per questo motivo le morti sembrano molte – anche se in percentuale non lo sono: un po’ come l’influenza stagionale, che pure ogni anno provoca centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo perché colpisce milioni di persone. (Salute, Focus)

La prima maratona fa ringiovanire di 4 anni

Uno studio ha quantificato i benefici per chi si misura per la prima volta con la maratona: negli anziani l’età vascolare si riduce di 4 anni.

L’anno nuovo è iniziato da poco, e sicuramente per molti di noi sulla lista di buoni propositi compare la voce “andare a correre”. Secondo la ricerca pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology è davvero un’ottima idea, specie se non avete più vent’anni: correre una maratona per la prima volta avrebbe infatti numerosi benefici sulla nostra salute, tra i quali diminuire la pressione sanguigna, la rigidità aortica (che aumenta con l’età) e, più in generale, ridurre l’età vascolare di circa 4 anni.

LA RICERCA Gli studiosi hanno esaminato i partecipanti prima e dopo la maratona, per determinare se la rigidità aortica fosse curabile attraverso l’esercizio fisico. Gli aspiranti maratoneti potevano seguire un allenamento di 17 settimane disegnato dai ricercatori stessi in preparazione alla corsa, oppure allenarsi per conto proprio. In media, le donne hanno completato la maratona in 5,4 ore, gli uomini in 4,5 ore.

L’AORTA RINGRAZIA Dai risultati emerge una diminuzione nella pressione sanguigna diastolica e sistolica rispettivamente di 4 e 3 mmHg. In generale, la rigidità aortica è diminuita, e la distensibilità (ovvero la capacità di gonfiarsi con la pressione sanguigna) dell’aorta distale è aumentata del 9%: l’equivalente di quasi quattro anni di riduzione dell’ “età aortica”. Inoltre, dallo studio emerge che i benefici sarebbero maggiori per gli individui più anziani: «lo studio dimostra che, con l’attività fisica, in soli sei mesi è possibile contrastare gli effetti che l’età ha sui nostri vasi sanguigni». «È molto importante modificare il proprio stile di vita per rallentare i rischi associati all’invecchiamento: non è mai troppo tardi, come dimostrano i nostri corridori più anziani».

(Salute, Focus)

I casi del Nuovo Coronavirus in Tempo Reale

Il sito che fornisce i dati ufficiali sulla diffusione del coronavirus all’interno e al di fuori della Cina.

Questa mappa interattiva, realizzata dal dipartimento di Ingegneria Civile e dei Sistemi della Johns Hopkins University di Baltimora (USA), mostra la diffusione del coronavirus nel mondo, praticamente in tempo reale. Si tratta dunque non di stime, ma di dati basati su casi accertati (di decessi e di persone ricoverate) dall’Organizzazione mondiale della sanità, dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dalla community cinese per medici e operatori sanitari cinese Ding Xiang Yuan e dalla Commissione nazionale per la salute (NHC) della Repubblica popolare cinese.

Clicca qui per ingrandire la mappa a tutto schermo (utile da computer o tablet).

(Salute, Focus)

CANCRO E ALIMENTAZIONE, MANGIA INTEGRALE!

Più fibre sulle nostre tavole. Una dieta in cui l’apporto di cereali integrali è considerevole può aiutare a prevenire il cancro. Ma in che modo una dieta ricca di fibre potrebbe ridurre il rischio oncologico?

In diversi modi, suggerisce l’Aicr, l’Istituto americano per la Ricerca sul cancro: può aiutare a tenere sotto controllo il peso corporeo, e sappiamo che l’eccesso di grasso è un fattore di rischio di diversi tipi di cancro; diversi cereali integrali sono un’ottima fonte di selenio, un minerale della proprietà antiossidanti. Inoltre alcuni componenti presenti nei cereali integrali sembrano aver effetto sull’espressione dei geni, su alcuni meccanismi cellulari e sull’infiammazione. Il tumore al colon-retto è il tipo di cancro in cui l’associazione con una dieta ricca di fibre è più forte. Questo perché le fibre aiuterebbero ad allontanare dal tratto digestivo alcune sostanze nocive. Come riferisce l’Aicr, l’Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro, particolarmente utili sono le fibre alimentari, in particolare quelle che non vengono digerite, come la crusca. Secondo l’istituto americano ogni 10 grammi di fibre alimentari in più, il rischio di tumore al colon-retto scenderebbe del 10%. Diversi studi sono stati condotti anche sull’associazione tra consumo di fibre e cereali integrali e altri tipi di tumore, come quello alla mammella. Infine, come accennato, con un’alimentazione ricca di fibre si può aiutare a controllare il peso corporeo. Diversi studi – suggeriscono che consumare cereali integrali piuttosto che zuccheri raffinati indurrebbe una perdita di grasso, in particolare addominale, soprattutto se il consumo di cereali integrali è inserito in una dieta ad apporto calorico ristretto.

Insalate di orzo e farro, un’idea per consumare cereali integrali in estate
Il consiglio di mangiare integrale è largamente condiviso: i benefici sono diversi e non solo in chiave di prevenzione oncologica. Ma come poter realmente consumare più prodotti ricchi di fibre? «Bisogna essere accorti quando si fa la spesa». «Leggete sempre l’etichetta per avere la certezza di avere in mano un prodotto davvero integrale, con un quantitativo sufficiente di fibre (almeno il 10%)». «Non basta comprare alimenti che siano “ai 5 cereali” o che abbiano un accattivante colore bruno. Tutti i cereali – dal riso al farro all’orzo – possono essere integrali o meno: la sola presenza di questi cereali non è garanzia di prodotto integrale. Per rendere più sana la propria dieta si possono consumare cereali integrali a colazione; mangiare pane e riso integrali; magari prepararsi insalate di orzo e farro. E non cedere ai prodotti confezionati, dunque troppo lavorati, come croissant integrali che possono nascondere conservanti, grassi e zuccheri raffinati», conclude la specialista.

(Salute, Humanitas)

“DIABETE, GLI ANTIBIOTICI FANNO ALZARE LA GLICEMIA”, VERO O FALSO?

Secondo alcune persone affette da diabete, assumere terapia antibiotica fa aumentare la glicemia. Vero o falso?

FALSO Non sono gli Antibiotici a far alzare la Glicemia, ma qualsiasi tipo di Infiammazione o Infezione che ne richieda la somministrazione. – L’Infezione fa alzare la Glicemia mentre l’antibiotico, curando lo stato flogistico, la riporta alla normalità. Per spiegarci, la glicemia può essere un ottimo campanello d’allarme di un’infiammazione o infezione; infatti, quando, a parità di terapia, alimentazione, attività fisica, variabili più comunemente coinvolte nella regolazione dei livelli di glucosio nel sangue, la glicemia si alza, potrebbe significare che qualcosa sta succedendo nell’organismo. A volte, in caso di infezioni con Febbre, potrebbe alzarsi prima la glicemia della febbre; in questi casi, che in estate possono riferirsi per esempio alle cistiti, nelle donne, ma anche ad otiti da colpo d’aria, raffreddori, mal di denti o altre situazioni di flogosi, è importante curare nel più breve tempo possibile la causa dell’infiammazione/infezione per far tornare la glicemia a valori normali senza dover modificare la terapia insulinica o il dosaggio dei farmaci Ipoglicemizzanti. Questo non vale solo in situazioni di infiammazione o infezione: l’assunzione di farmaci che alterano i livelli della glicemia, come per es. il Cortisone, rende necessario rivolgersi al proprio diabetologo per cambiare la terapia per il diabete durante tutto il periodo di trattamento dell’Infezione.”

(Salute, Humanitas)

PANCIA ed EMOTIVITÀ: sai come prevenire SOMATIZZAZIONE e GONFIORE?

Per alcuni è la parte più sensibile del corpo, quella più soggetta allo stress e ai disturbi nervosi e al gonfiore.

La “pancia”, quell’area che si trova secondo fra il ventre e la parte alta dell’addome, è spesso il luogo in cui si concentrano e avvertono tensioni e fastidi quando si è stressati, preoccupati o tristi.

RIMEDI NATURALI RILASSANTI CONTRO IL MAL DI PANCIA Bere un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente, ogni ora, può essere di grande aiuto per chi somatizza lo stress nella zona dell’addome. Per potenziare l’effetto rilassante è possibile anche consumare delle tisane naturali a base di erbe come camomilla, melissa e tiglio. Il benessere, deve partire dalla mattina: “Si può iniziare già appena svegli con un lieve massaggio alla pancia e un bicchiere di acqua tiepida con limone –:  questo rimedio rilassa le pareti dell’intestino e permette al nostro organismo, allo stomaco e all’intestino di “accogliere” meglio la colazione”.

NO A VERDURE CRUDE, SÌ ALLA MASTICAZIONE LENTA Nei momenti più critici e stressanti, in cui si avverte il “magone” e gonfiore alla pancia, bisogna poi prestare attenzione ai pasti: “A pranzo meglio evitare le fibre crude, come le insalate, perché sono più difficili da digerire, a quel punto meglio un panino o una pastasciutta”, ha spiegato Salvioli, ricordando che in qualsiasi situazione è sempre bene “masticare lentamente e non guardare computer o cellulari durante i pasti”.

(Salute, Humanitas)

Cinque domande sul nuovo coronavirus

Con le risposte della rivista Nature, per capire quanto sia pericoloso il virus cinese

Almeno 17 persone sono morte in Cina a causa del nuovo coronavirus (2019-nCoV), identificato alla fine dello scorso anno per la prima volta nella città di Wuhan, nella Cina centrale. Negli ultimi giorni le autorità locali hanno imposto limitazioni allo spostamento delle persone, per evitare che il virus si diffonda in altre aree del paese, in un periodo di grandi viaggi per le vacanze legate al Capodanno cinese. Mentre si lavora per contenere il rischio di un’epidemia, virologi e ricercatori in tutto il mondo stanno studiando 2019-nCoV per comprenderne meglio le caratteristiche, le modalità con cui si diffonde e per valutare gli effettivi rischi per la popolazione.

I ricercatori vogliono capire se 2019-nCoV abbia o meno la capacità di causare un alto numero di contagi come avvenne con la SARS, sindrome scoperta in Cina tra il 2002 e il 2003, che portò alla morte di oltre 770 persone in 37 paesi. Il nuovo virus ha diverse cose in comune con quello della SARS: fanno entrambi parte di una famiglia di virus, chiamata coronavirus, che causa numerose malattie, a partire dal raffreddore. Nelle persone con altri problemi di salute, come un sistema immunitario poco efficiente, 2019-nCoV può portare a polmoniti gravi e alla morte.

Il sito della rivista scientifica Nature ha messo insieme le cinque domande più importanti che i ricercatori si stanno facendo in questi giorni, per provare a comprendere come si evolverà la situazione. Trovate una sintesi delle risposte qui sotto, mentre per una guida più generale sul nuovo coronavirus cinese e le cose da sapere, potete consultare questo articolo spiegato bene.

Come si diffonde il virus?
Le autorità sanitarie cinesi hanno confermato che in alcuni casi il contagio si è verificato tra esseri umani, ma non è ancora chiaro se questa sia la norma o se la maggior parte dei contagi derivi dal passaggio del virus da animali.

Come spiegano gli epidemiologi, capire le modalità di trasmissione è essenziale per valutare se ci siano i rischi di un’epidemia vera e propria. Studiando i singoli casi, con l’analisi dei sintomi e della loro evoluzione, e calcolando la frequenza con cui si presentano, i ricercatori possono valutare la probabilità di contagi diretti tra le persone.

Quanto è letale il virus?
Nei primi giorni dopo la scoperta del virus, con casi di polmonite grave, i ricercatori hanno ipotizzato che 2019-nCoV potesse essere piuttosto aggressivo. Da qualche giorno i timori si sono ridotti, man mano che si sono avute notizie su centinaia di altri casi di contagio con sintomi meno gravi. Attualmente ci sono stati 17 morti riconducibili al nuovo coronavirus, su circa 500 contagi: la SARS si era rivelata da subito più pericolosa, con la morte del 10 per cento circa dei pazienti infettati dal virus che la causava. È ancora presto però per essere ottimisti o troppo pessimisti.

Da dove arriva il virus?
I coronavirus fanno compagnia a numerosi mammiferi e uccelli, quindi le autorità sanitarie cinesi e internazionali ritengono che i primi casi di contagio siano avvenuti da una o più specie di animali verso la nostra. Il luogo del primo contagio dovrebbe essere stato un mercato del pesce di Wuhan, ma non è chiaro da quale specie animale il nuovo coronavirus sia passato al primo infettato. L’identificazione della specie potrebbe aiutare a contenere il numero di nuovi contagi, ma non è semplice.

Stando alle informazioni genetiche raccolte finora, 2019-nCoV sembra essere imparentato con alcuni coronavirus noti per preferire soprattutto i pipistrelli. Ci sono però altri mammiferi sospettati, visto che nel caso della SARS il contagio era probabilmente avvenuto dagli zibetti.

Il mercato del pesce da dove si presume sia iniziato il contagio non vende solamente specie ittiche, ma anche animali di altro tipo. Le autorità locali stanno conducendo indagini su gabbie, contenitori e altri utensili nel mercato – ora chiuso al pubblico – alla ricerca di tracce che potrebbero aiutare a identificare la prima fonte del contagio.

Cosa ci dice la sequenza genetica del virus?
Il sequenziamento genetico, cioè l’analisi di come sono strutturate le informazioni genetiche che il virus utilizza per diffondersi, dovrebbero offrire ulteriori indizi sulle origini e il modo in cui si trasmette il nuovo coronavirus. Con una solerzia con pochi precedenti, i laboratori cinesi hanno già prodotto il sequenziamento di quasi 20 varianti del virus, da altrettante persone risultate infette. I dati sono di dominio pubblico e, analizzandoli, i ricercatori in diverse parti del mondo hanno notato una differenziazione inferiore al previsto.

La mancanza di marcate differenze genetiche suggerisce che l’antenato comune del nuovo coronavirus – quello che ha portato a tutto questo – sia probabilmente passato da altre specie a quella umana tra novembre e dicembre dello scorso anno, e che si sia poi diffuso rapidamente senza mutare più di tanto. Non è comunque ancora chiaro se la rapida diffusione sia avvenuta tra altri mammiferi, con sporadici passaggi alla nostra specie, o se abbia invece coinvolto più trasmissioni dirette tra esseri umani.

Ulteriori analisi dovrebbero aiutare i ricercatori a risolvere questo dubbio, importante per decidere come affrontare la situazione prima che diventi un’emergenza sanitaria vera e propria, magari su scala internazionale. Capire com’è fatto ora il nuovo coronavirus è inoltre essenziale per identificare rapidamente le sue prossime mutazioni, che potrebbero aiutarlo a diffondersi più facilmente tra la popolazione.

C’è una cura?
Con i virus è complicato produrre cure: solitamente l’obiettivo dei farmaci è tenere sotto controllo i sintomi che producono, in attesa che il sistema immunitario dei pazienti impari a contrastarli e a renderli innocui per la salute. Lo strumento più efficace passa dalla prevenzione, che nel caso dei virus si effettua con le vaccinazioni, in modo da istruire il sistema immunitario a fare i conti con queste minacce, ma senza che ci si debba ammalare con i rischi che ne conseguono. Produrre da zero un vaccino è però complicato e richiede anni di ricerche, quindi per ora il miglior strumento è ridurre al minimo il rischio di nuovi contagi, cercando di contenere le infezioni nell’area geografica dove si sono sviluppate. Nel caso del nuovo coronavirus, il problema è che l’infezione è avvenuta a Wuhan, una grande città con oltre 11 milioni di persone.

Un centro di ricerca di Pechino è al lavoro da tempo per sviluppare terapie che riescano a bloccare virus come 2019-nCoV o quello della SARS. L’idea è di trovare il modo di bloccare i recettori nelle cellule che vengono sfruttati dai virus come porta d’ingresso per colonizzarle. Cambiando la serratura, i virus non potrebbero iniettare il loro codice genetico nelle cellule, trovando l’ingresso chiuso per il contagio. La ricerca è stata finora orientata verso la SARS, ma se il sistema funzionasse potrebbe rivelarsi utile anche per altri coronavirus.

(ilpost.it)

INTESTINO: SFATIAMO I FALSI MITI

Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo e la progressione delle malattie renali. Ma lo scenario è reversibile, smettendo di fumare

Il fumo è riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio sia per lo sviluppo delle malattie renali sia per la loro progressione. La frutta secca fa bene all’intestino? In caso di stitichezza, le fibre possono aiutare? Sono tante le credenze che si tramandano circa il benessere e la cura dell’intestino. Ma quali di queste sono vere?

LA FRUTTA SECCA FA MALE ALL’INTESTINO La frutta secca, in particolare noci e mandorle, ha un effetto positivo sul microbioma intestinale, favorendo la proliferazione dei batteri buoni, come il Lactobacillus, Bifidobacterium, Roseburia e Ruminococcaceae. La frutta a guscio permette di avere un microbioma diversificato, un bene per combattere malattie come il diabete, l’obesità, la sindrome del colon irritabile e altre patologie intestinali. La frutta secca può inoltre ridurre l’acidità gastrica e favorire l’assorbimento dei nutrienti.

MANGIARE FRUTTI ROSSI AIUTA A COMBATTERE L’INTESTINO IRRITABILE Fragole, frutti di bosco, ciliegie, sono ricchi di polifenoli, sostanze attive nella lotta all’infiammazione delle cellule e dei tessuti dell’organismo, specie di quelli intestinali. Le loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti sono molto utili anche nella prevenzione della colite infettiva, in quanto i frutti rossi prevengono l’adesione alle pareti dell’intestino di alcuni ceppi patogeni dell’Escherichia coli. Questi ceppi, che possiamo introdurre nel nostro organismo con cibo o acqua contaminati, sono pericolosi per il nostro organismo e, oltre a favorire lo sviluppo di coliti infettive, possono portare allo sviluppo di cistite.

L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO “INIZIA” NELLO STOMACO Nei soggetti intolleranti al lattosio non vi è alcun problema gastrico. Il problema, che riguarda un numero sempre più abbondante di persone, ha origine nell’intestino tenue. Il lattosio è un disaccaride che, per essere digerito dall’organismo, deve essere scomposto nei due zuccheri semplici che lo compongono, ovvero il glucosio e il galattosio. La scissione avviene nell’intestino tenue, grazie all’enzima lattasi. Se l’enzima è assente o presente in quantità ridotta, il lattosio non può essere scomposto e quindi digerito, e restando nell’intestino viene fermentato dalla flora batterica.

MANGIARE LENTAMENTE FA INGOIARE PIÙ ARIA, CHE CAUSA UNA MAGGIOR POSSIBILITÀ DI INCAPPARE NEL METEORISMO E NEI PROBLEMI INTESTINALI La digestione inizia in bocca, quando con il movimento della masticazione il cibo fa partire la produzione di saliva e la secrezione degli enzimi necessari alla digestione stessa. Se nello stomaco il cibo, o meglio, il bolo, dovrebbe arrivare in una forma morbida, nel duodeno, il bolo dovrebbe trasformarsi in chimo, cioè avere una consistenza quasi liquida. Mangiare in fretta, senza masticare correttamente, rallenta la digestione e quindi i problemi intestinali. Se il cibo staziona a lungo nell’intestino, perché non è stato masticato adeguatamente ed è stato ingerito velocemente, l’assorbimento sarà rallentato e incompleto, sarà favorita una maggiore fermentazione da parte della flora batterica intestinale con aumento del gonfiore addominale e sviluppo di meteorismo, dolore e, talvolta, problemi di evacuazione.

L’IDROCOLONTERAPIA “RESETTA” L’INTESTINO E NE MIGLIORA LA FUNZIONALITÀ L’idrocolonterapia consiste nel lavaggio del colon attraverso l’introduzione nel retto di acqua. Questa pratica, di origine molto antica, non ha una reale efficacia in assenza di malattie specifiche, che richiedono una supervisione medica specialistica. Il colon è in grado di eliminare le feci, soprattutto se aiutato da un’alimentazione bilanciata con il giusto apporto di acqua e fibre vegetali e una attività fisica.

(Humanitas)