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PERCHÉ IL SAPONE PUÒ SECCARE LA PELLE?

PERCHÉ IL SAPONE PUÒ SECCARE LA PELLE?

Il sapone può seccare la pelle perché, realizzato con grasso e soda o potassa caustica, a contatto con l’acqua sviluppa un pH alcalino che si trova in contrasto con il pH della nostra pelle e può provocare secchezza cutanea ed irritazioni portando anche allo sviluppo di fastidiose dermatiti.

Spiega la dottoressa Alessandra Narcisi, dermatologa dell’ospedale Humanitas. Per questo motivo la classica saponetta non andrebbe usata abitualmente e ripetutamente su viso e corpo, perché il sapone tende ad asportare il naturale film idrolipidico della pelle, ossia la barriera di acqua e grassi che protegge la pelle impedendo agli agenti esterni di penetrare l’epidermide e prevenendo l’eccessiva perdita di acqua dagli strati profondi, e assicurando un giusto grado d’idratazione. In particolare, lavarsi troppo fa male, soprattutto se si usano detergenti aggressivi che sono in grado, come il sapone, di danneggiare il film idrolipidico che la protegge la pelle dagli agenti esterni.

Diverso è invece il cosiddetto Sapone di Aleppo, realizzato con grassi di origine vegetale, che consentono di eseguire una pulizia profonda della pelle e, al tempo stesso, di idratarla. Il Sapone di Aleppo gode di numerose proprietà, tra cui quella antisettica e disinfettante grazie all’olio di alloro, rigenerante e cicatrizzante grazie alla Vitamina E, purificante e tonificante grazie agli antiossidanti contenuti. In commercio ne esistono differenti tipologie con differenti percentuali di olio di alloro, che possono essere scelte in base alle esigenze della pelle.

Anche il sapone di Marsiglia, se puro al 100%, può essere molto utile nei pazienti affetti da dermatiti infiammatorie e negli allergici, perché ha proprietà lenitive e rispetta il naturale pH della pelle. Può inoltre essere utilizzato per l’igiene intima e per lavare gli indumenti a mano o in lavatrice, usandolo direttamente a pezzi nel cestello.

In generale un buon detergente deve rispettare il pH cutaneo e oscillare intorno a valori di 5,5. I detergenti migliori infine sono liquidi, a base di tensioattivi cioè sostanze con proprietà emulsionanti, schiumogene, detergenti, hanno un pH affine a quello della pelle e si risciacquano facilmente. In pazienti con dermatiti infiammatorie o allergici, i detergenti più indicati sono quelli senza profumi o conservanti pericolosi.
(Salute, Humanitas)

Perché i DOLCI non fanno bene al CUORE?

Le persone che tendono a consumare molti dolci sotto forma di cioccolato, merendine, gelati, e ogni sorta di pasticcini e snack dolci, tende ad introdurre ogni giorno una quota maggiore di calorie nella propria alimentazione a causa della quantità di zuccheri e grassi che sono gli ingredienti principali di cui sono fatti dolci

Questa è un’abitudine che apre le porte alla strada verso il sovrappeso e l’obesità, in modo particolare per chi conduce una vita sedentaria perché l’organismo non è in grado di smaltire l’eccesso calorico, o in presenza di malattie come il diabete, che genera a sua volta danno alle pareti dei vasi arteriosi, in cui l’organismo non è in grado di metabolizzare gli zuccheri. Il fatto che sovrappeso e obesità siano un pesante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari anche gravi come infarto e ictus, spiega perché i dolci non facciano bene al cuore.
Invece, è meglio consumare moderatamente cioccolato fondente che deve però contenere una percentuale di cacao superiore al 60-70% per fornire al cuore quelle sostanze antiossidanti, chiamate flavonoidi, che hanno dimostrato avere benefici sulla salute di vasi e arterie. Bisogna comunque tenere a mente che è necessario consumare cioccolato è fondente in quantità, non superiori a 10-20g al giorno, pari a circa un quadratino di una tavoletta di cioccolato fondente.
(Salute, Humanitas)

PREVENZIONE E SALUTE COME PERDERE PESO A 50 ANNI?

Molte donne sperimentano un aumento di peso all’inizio della menopausa. I consigli di Elena Dogliotti per mantenere il peso forma e, quando occorre, perderne un po’

La menopausa spesso mette in crisi noi donne, perché ci troviamo di fronte a cambiamenti fisici ed emotivi per i quali non siamo preparate. È importante guardare avanti e concentrarsi per diventare la miglior versione possibile di noi stesse in questa fase della nostra vita. Il mio consiglio è di non guardare soltanto alla bilancia, ma di osservarci con attenzione, affidandoci agli occhi e alle sensazioni.
Il corpo cambia con il calo dei livelli di estrogeni e l’invecchiamento, e non è facile accettare che le abitudini e i comportamenti che fino a questo momento ci hanno aiutato a restare in forma adesso non abbiano più lo stesso effetto.

Come rimediare?
Non ci sono regole buone per tutte, e ogni consiglio va adattato alle caratteristiche individuali e allo stile di vita. Però molti dei problemi della menopausa possono essere arginati con una strategia combinata: alimentazione sana, niente fumo e vita mentalmente e fisicamente attiva. Seguire un piano alimentare equilibrato e gradevole e praticare un’attività fisica piacevole e in compagnia (la produzione di endorfine aiuta a compensare le conseguenze del calo degli ormoni anche meglio di un farmaco) rende le cose più facili.

Alcuni accorgimenti possono aiutare a contenere l’aumento di peso.
Primo: i tempi.
Più che un giorno di digiuno settimanale, come ipotizzato da Anna, potrebbe avere un senso provare il “digiuno intermittente”, ovvero cercare di limitare le ore della giornata in cui ci si alimenta, per esempio facendo colazione alle 8, un pranzo bilanciato e terminando con una merenda alle 16. Molto dipende anche da altri fattori, come la massa grassa e la massa magra, l’assetto ormonale, la composizione del microbiota, ma in generale vale la pena provare a: non saltare la colazione (aiuta a regolare i livelli di energia e appagare l’appetito senza arrivare affamati alla pausa pranzo); cercare di non tardare il pranzo, se proprio si deve, meglio fare uno spuntino verso le 11.30; cenare non dopo le 20; se si fa sport la sera, via libera a uno spuntino nutriente due o tre ore prima (evitando snack troppo dolci o troppo salati) e poi una cena leggera.

Secondo: la varietà e la composizione della dieta.
Stando alla letteratura scientifica attuale, sembra ragionevole che nel periodo della menopausa sia meglio tenersi nel limite inferiore dell’apporto di carboidrati, puntando più sui grassi «buoni» e su un maggior (se pur di poco) introito proteico. Grassi e proteine dovrebbero essere preferibilmente di origine vegetale, che apporta in contemporanea fibre, vitamine, minerali e fitonutrienti, con vantaggio sulla pressione sanguigna, sul colesterolo, sulla glicemia e sul controllo del peso corporeo.

Terzo:seguire una dieta in stile mediterraneo, ovvero ricca di verdura, frutta, cereali integrali, noci, semi, legumi e olio extravergine d’oliva;
con più pesce che pollame e poche carni rosse. Seguire uno stile mediterraneo riduce il rischio di sovrappeso, di malattie cardiache e tumorali, di diabete, aiuta l’intestino e l’umore. Può anche aiutare ad attenuare i sintomi associati alla menopausa.

Quarto: fare movimento.
Dopo i 40 l’esercizio fisico ha un ruolo fondamentale, aiuta a compensare i cambiamenti ormonali e migliorare l’umore; è utile nella prevenzione di molte patologie come le malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione e le dislipidemie. É importante includere sia l’esercizio aerobico che di potenziamento muscolare. Camminare a passo svelto, correre, andare in bicicletta, nuotare migliorano la circolazione, aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari e ridurre l’infiammazione. Potenziare la muscolatura aiuta a utilizzare i nutrienti anziché accumularli in riserve corporee. Inoltre con il movimento si riduce il rischio di cadute e infortuni ad una certa età.

Quinto: ci sono fattori che aumentano il rischio di ingrassare,
come un lavoro sedentario, un alto consumo di cibi processati e confezionati, la mancanza di un adeguato riposo notturno, lo stress, i fattori genetici (si parla in alcuni casi di prevenzione, non di un destino segnato), alcuni farmaci, i beta-bloccanti non hanno evidenze confermate sull’aumento di peso ma potrebbero aumentare l’appetito, attenzione non solo alla qualità degli alimenti ma anche a quantità e frequenza di consumo). Ancora una volta, l’ideale sarebbe cercare di non focalizzarsi troppo sul peso (teniamo piú sotto controllo il girovita in cui si può accumulare il grasso pericoloso per la salute), non affidarsi a diete in voga particolarmente drastiche, ma pensare piuttosto a scoprire il modo migliore di nutrirsi con cibi sani nelle giuste quantità, e adottarlo come stile di vita.

(Salute Fondazione)

Quali sono i tumori in cui l’alcol è un fattore di rischio?

Non solo fegato. Sono diversi i tumori che possono essere causati dal consumo di alcol. Ecco l’elenco

Una delle regole indicate dal WCRF/AIRC (world cancer research fund) per la prevenzione del cancro chiama in causa direttamente l’alcol, raccomandando di limitarne il consumo.

I dati in effetti parlano chiaro: ci sono prove convincenti che il consumo di bevande alcoliche sia causa di diversi tumori da quello del fegato, il più noto, a quelli di bocca, laringe, faringe, esofago, colon-retto e seno per le donne in post-menopausa. Da non sottovalutare anche la possibile associazione tra alcol e tumore dello stomaco o del seno prima della menopausa. Più in dettaglio, l’OMS ricorda che l’abuso di alcol causa il 26 % dei tumori del cavo orale, l’11% di quelli colorettali e il 7% di quelli del seno. Gli esperti sottolineano inoltre che non ci sono differenze di rischio legate al tipo di bevanda alcolica, poiché ciò che danneggia le cellule è l’etanolo in esse contenuto.
Birra, vino e superalcolici sono equivalenti se la quantità di alcol (etanolo) che da esse deriva è la stessa. Da non dimenticare, infine, che l’alcol è anche una fonte di calorie “vuote”, ovvero senza alcun valore nutrizionale, che possono portare a pericolosi aumenti di peso: un grammo di alcol apporta 7 chilocalorie (kcal), contro le 9 kcal di un grammo di grassi e le circa 4 di un grammo di carboidrati o di proteine.
(Salute, Fondazione Veronesi)

“Fare SPORT di Giorno Aiuta a Dormire Bene di NOTTE”, Vero o Falso?

Alcuni credono che fare sport di giorno aiuti a dormire bene di notte. Vero o falso?

VERO: Fare sport di giorno, ma non di sera prima di andare a dormire soprattutto se si tratta di sport ad alta intensità, aiuta a dormire bene durante la notte perché fare sport così come seguire sani stili di vita, aiuta a mantenere in salute la nostra “macchina” e quindi anche a dormire bene normalmente. Quello che facciamo durante il giorno si riflette sempre sul sonno di notte. Dormire bene quindi dipende anche dallo sport che si fa durante il giorno perché lo sport, così come mangiare bene, evitare il fumo di sigaretta e non solo prima di andare a dormire, fa funzionare meglio l’organismo, favorisce l’eliminazione delle tossine, promuove l’elasticità dei muscoli oltre a mantenere in salute l’apparato cardiovascolare. Se fare sport la sera è però sconsigliato perché tende a rende più difficile il dormire bene, fare attività fisica come il tai-chi che prevede movimenti rallentati, oppure lo yoga che permette anche di rilassarsi oltre a tonificare e rendere elastici i muscoli, sono invece consigliabili soprattutto per chi soffre di insonnia e fa fatica a rilassarsi. Quindi va bene qualunque tipo di sport praticato durante il giorno, corsa, tennis, nuoto, calcetto per esempio, perché aiuta a costruire il buon sonno in modo naturale ogni giorno.”
(Salute, Humanitas)

TAMPONI!

Covid-19

Vaccino

Covid-19

Camminare per Alleviare il Gonfiore alle GAMBE

Può capitare, in particolare alle donne e soprattutto se in sovrappeso, che piedi e caviglie si gonfino e le gambe diventino stanche e pesanti, magari in ambienti troppo caldi e umidi o indossando scarpe con tacchi troppo alti.

Si potrebbe pensare che, in caso di questi disturbi, sia meglio evitare di camminare e cercare sollievo mettendosi a riposo, ma non è la soluzione ideale. «Quando per diversi motivi si è costretti a rimanere a lungo in piedi o seduti, alzarsi e camminare oppure, se non è possibile, contrarre e rilasciare i muscoli dei polpacci aiuta ad alleviare il gonfiore alle gambe perché favorisce il ritorno venoso del sangue al cuore. In questo modo si riduce la stasi venosa, responsabile del gonfiore nella parte inferiore della gamba, e quindi migliora la sensazione di pesantezza delle gambe. La stasi venosa, ovvero il ristagno di sangue nelle vene, si deve alla perdita di elasticità delle pareti delle vene, che altera il meccanismo di ritorno del sangue dagli arti inferiori al cuore e ai polmoni. Questo determina la formazione di varici».

Teleangectasie e vene varicose: i fattori di rischio
Le varici, dette anche vene varicose, sono causate da malattie del sistema venoso superficiale degli arti inferiori, tra cui le teleangectasie, ossia la dilazione delle piccole venule che diventano gonfie e dolorose. La caratteristica forma tortuosa e il colore bluastro delle varici sono dovuti alla perdita di elasticità e ristagno venoso, a causa del fatto che vene e venule si dilatano in modo permanente, gonfiandosi e diventando dolorose al tatto. «La malattia del sistema venoso si può associare a un’alterazione del sistema linfatico degli arti inferiori che contribuisce ad aumentare il gonfiore delle varici e la pesantezza delle gambe, con crampi notturni, prurito e dolore agli arti inferiori». «Esistono fattori di rischio che predispongono alla malattia del sistema venoso superficiale come l’età e la familiarità. Se in famiglia ci sono casi di varici, aumenta il rischio di sviluppare la malattia, specie se non si tengono sotto controllo i fattori di rischio associati allo stile di vita come obesità e sovrappeso, l’abitudine al fumo, la sedentarietà. Infine, anche le attività lavorative che richiedono di stare a lungo in piedi, specie in ambienti caldo-umidi, aumentano il rischio di sviluppare la malattia venosa».

Alcuni consigli per dare sollievo alle gambe
Anche se non esiste un metodo che possa prevenire la comparsa delle vene varicose, alcuni comportamenti, adottati a ogni età, aiutano a migliorare la circolazione sanguigna in chi soffre di varici e a ridurre il rischio di perdita di elasticità delle vene:

  • Mantenersi attivi e svolgere esercizio fisico con regolarità: camminare, nuotare, andare in bicicletta sono attività che aiutano la circolazione e la perdita di peso.
  • Controllare il peso, evitando sovrappeso e obesità.
  • Seguire una dieta sana: l’estate può essere l’occasione per aumentare il consumo di cibi ad alto contenuto di fibre come verdure e frutta, cereali integrali. Da evitare i cibi troppo salati.
  • Scegliere le scarpe giuste: con il caldo, meglio evitare l’uso prolungato di tacchi alti, che contribuiscono ad aumentare la stasi venosa
  • Ridurre o evitare il fumo di sigaretta, fattore di rischio per le malattie del sistema venoso.
  • Cambiare spesso posizione: stare seduti o in piedi per troppe ore consecutive, peggiora i sintomi delle varici

(Salute, Humanitas)

Le insidie dell’estate: tachicardia e febbre, attenzione al colpo di calore

Una delle insidie estive della quale è facile dimenticarsi è il colpo di calore. È provocato da condizioni ambientali con alta temperatura (a partire da 35 gradi), ridotta ventilazione e, soprattutto, elevata umidità.

Che possono verificarsi al mare come in città. Si tratta di una condizione che non consente certo all’organismo di disperdere il calore in eccesso attraverso il sudore e di mantenere la temperatura del corpo intorno ai 37 gradi. Se l’umidità è molto elevata, il sudore evapora più lentamente e il calore non viene eliminato.

I RISCHI
Quando questo accade la temperatura del corpo aumenta e si può andare incontro a tachicardia come a febbre. Importante è avere a portata di mano integratori idrico-salini e rinfrescare il corpo con panni bagnati in acqua fredda. Altro possibile rischio è il collasso da calore, legato alla diminuzione del sangue circolante. In questi casi all’inizio ci si sente deboli, si suda e si avverte un forte giramento di testa. Il battito tende poi a rallentare, la pressione arteriosa scende e la pelle diventa fredda. «Se una persona dovesse avvertire i sintomi del collasso di calore, metterla in posizione orizzontale con le gambe rialzate rispetto al capo». «È molto difficile distinguere un calore buono da uno cattivo – È evidente che una scottatura determina un aumento della temperatura esterna della cute ed è un fatto negativo, mentre l’attività fisica e la digestione o alcuni fenomeni ormonali determinano aumento della temperatura corporea ma sono fenomeni fisiologici. In alcuni casi, e in particolare quando la temperatura è elevata, si attivano una serie di meccanismi, come la sudorazione e, a volte, il tremore muscolare».
(Salute, Il Mattino)

La CREMA SOLARE SCADE?Come capirlo per non correre rischi

In mancanza di una data di fine utilizzo, ci sono comunque dei segnali rivelatori per capire che il prodotto è andato a male

Andrebbe usata tutto l’anno
Non appena la stagione calda entra nel vivo, molti di noi si mettono a rovistare nel proprio arsenale beauty alla ricerca della crema solare. Che in realtà sarebbe meglio usare tutto l’anno, anche quando fa freddo (perché i raggi del sole ci sono lo stesso), ma siccome lo fanno in pochi, questo significa che il prodotto in questione è lì inutilizzato da almeno un anno. E a questo punto la domanda sorge spontanea: la lozione solare si può ancora usare oppure è ormai scaduta?

I solari scadono. Punto
Esattamente come i medicinali, anche la crema solare ha una data di scadenza, quindi il vecchio flacone di prodotto di cui sopra potrebbe non essere così sicuro come si potrebbe pensare. E la scritta «da usare entro» riportata sulla confezione è tutto fuorché un semplice suggerimento.

Aumenta il rischio di scottature
«La crema solare indubbiamente scade – e ci sarà sempre la data di scadenza stampata da qualche parte sulla confezione, il che significa che usare il prodotto oltre quella data ne vanifica le proprietà protettive, aumentando inoltre il rischio di scottature». Mai usare una crema solare oltre la data di scadenza.

Se manca la data
Secondo quanto riportato dalla Food and Drug Administration, un prodotto solare mantiene inalterate le sue proprietà per tre anni. Nel caso in cui però sulla confezione non venga riportata alcuna data di scadenza, sarebbe opportuno scrivere la data di acquisto sulla bottiglia, così da sapere quando è il momento di buttarla via.

Attenzione ai cambiamenti (e all’odore)
«Se si porta la crema solare in spiaggia e la si lascia sotto il sole, potrebbe alterarsi e quindi andare a male prima della data di scadenza – ecco perché è indispensabile prestare attenzione a eventuali cambiamenti del prodotto e buttare via tutto se ci si accorge che la crema solare ha un colore o una consistenza diversi oppure anche un odore sgradevole».

La giusta quantità: solo 4 applicazioni
La cosa più importante da ricordare è che per avere una protezione completa dai raggi nocivi del sole, è necessario usare la giusta quantità di crema solare. «Bisognerebbe usare una dose di prodotto pari alla grandezza di un bicchiere di vetro – e ricordarsi di applicarlo nuovamente dopo due ore. Così facendo, non occorre nemmeno preoccuparsi della data di scadenza, perché una confezione di crema solare da 120 ml dovrebbe tecnicamente bastare solo per quattro applicazioni».
(Salute, Corriere)