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Il CAFFÈ BEVUTO A STOMACO VUOTO,
appena SVEGLI, può Far MALE alla SALUTE?

Non crea danni alla mucosa gastrica, ma berne una tazzina di corsa alla mattina è una cattiva abitudine, non tanto per colpa della bevanda quanto per la mancanza di cibo.

La mattina bevo caffè senza mangiare nulla. È un’abitudine sbagliata?

Se il caffè, appena svegli, non è accompagnato da qualche alimento è una pessima abitudine, non per colpa del caffè, ma piuttosto per colpa della mancanza di cibo. La colazione, infatti, è un pasto essenziale e saltarla comporta una serie di condizioni poco favorevoli, tra le quali l’aumento di peso corporeo. Quindi l’abitudine di sorseggiare un caffè e uscire di corsa da casa, peraltro abbastanza comune, è pessima anche considerando che si tratta di una bevanda irrilevante dal punto di vista delle calorie. Una colazione può cominciare a chiamarsi tale quando apporta almeno il 20 % delle calorie dell’intera giornata (per capirci, almeno 400 kcal, meglio ancora 500, per un fabbisogno ipotetico di duemila kcal).

È molto diffusa la convinzione che il caffè a stomaco vuoto faccia male perché acido e che si possa attutirne l’impatto con un po’ di latte o panna, ma in realtà non è così. Il caffè in effetti non può non definirsi acido, ma è nettamente meno acido dell’ambiente gastrico e meno acido per esempio del pomodoro. Quindi il problema non è l’acidità del caffè in sé: piuttosto bisogna considerare il fatto che il caffè stimola la secrezione di succo acido tramite la produzione di gastrina. Da qui deriva la convinzione che il caffè possa nuocere alla mucosa gastrica quando consumato senza accompagnamento di cibo. Se decaffeinato, lo stimolo risulta inferiore e questo indica che sia la caffeina sia altri componenti, soprattutto i polifenoli, sono coinvolti. Tuttavia lo stomaco, proprio perché ha un pH molto basso (il pH è l’unità con la quale si misura l’acidità: minore è il numero, maggiore è l’acidità) è ben protetto, proprio perché svolge la sua funzione sfruttando l’acidità che egli stesso produce. Per tutelarsi, oltre a secernere acido, lo stomaco produce anche uno strato di muco, che riveste la parete isolandola e difendendola dall’ambiente acido. Si tratta di quel film di muco che può essere «bucato» in determinate condizioni: consumo di alcol e di alcuni farmaci, come i comuni antinfiammatori che, è noto, determinano bruciore di stomaco come effetto collaterale e proprio per questo si consiglia di assumerli durante o in concomitanza dei pasti.

Ma il caffè non induce danni sul film mucoso.

È stato poi ipotizzato che, se consumato da solo, il caffè possa provocare reflusso esofageo poiché non solo stimola la secrezione di acido, ma contemporaneamente diminuisce la continenza dello sfintere esofageo. Nella popolazione normale però gli studi scientifici hanno escluso che il caffè, a digiuno o dopo un pasto, possa dare sintomatologia riconducibile a reflusso; in caso di malattia da reflusso preesistente, il consumo senza cibo potrebbe peggiorare i disturbi in alcuni pazienti, ma in collaborazione con altri fattori legati alla dieta, come l’eccesso di peso.

Che sia assunto a digiuno o meno il caffè esercita una serie di funzioni interessanti sul tratto intestinale. La caffeina, infatti, così come altre metilxantine, è capace di ridurre la calcolosi della colecisti, stimolando l’assorbimento degli acidi biliari a livello intestinale ed epatico. Il consumo di caffè sembra inoltre avere effetti positivi anche sul microbiota dell’intestino, poiché esercita uno stimolo alla produzione di batteri buoni a discapito dei batteri cattivi e potrebbe essere attraverso questo meccanismo che il caffè riduce il rischio di alcune malattie, dal diabete all’obesità, al Parkinson.

(Corriere)

Dalla Colazione alla CENA:
i trucchi dell’alimentazione Anti Afa

Le alte temperature fanno calare l’appetito ed è facile commettere errori nutrizionali. Va bene reintegrare i liquidi, ma bisogna garantirsi i giusti nutrienti. Ecco qualche suggerimento per la tavola estiva

Gelato e birra per rinfrescarsi… non va!
Riempirsi lo stomaco di bibite, gelati, birra, tè freddo, mangiare troppo poco perché l’appetito se ne va, non è una bella strategia per combattere il caldo e si rischiano di accumulare calorie su calorie, da zucchero e alcool, proprio quando si tende a muoversi di meno per via dell’afa. Di conseguenza l’eccesso calorico può tramutarsi in grasso corporeo. In realtà è vero che l’organismo ha particolarmente bisogno di liquidi (bene bere 1,2 – 2 litri d’acqua al dì) e di sali per reintegrare quelli dispersi col sudore, ma ha anche bisogno di mangiare cibi (digeribili), per introdurre i principi nutritivi necessari.

Ecco qualche «trucco», per combattere il caldo a tavola, senza eccedere con le calorie e non soffrire la fame.

Colazione
Appena svegli un paio di bicchieri di acqua fresca avviano l’idratazione mattutina. A colazione bene una tazza grande di yogurt magro, bianco . Le calorie sono poche (circa 70 per tazzona) e si potrebbe anche addolcirlo con un cucchiaino di miele. È ricco di proteine (6-7g per la dose indicata) ma non di lattosio. La muscolatura (e non solo) ne ha bisogno.

Pranzo
L’ideale è un passato tiepido di verdure miste (una miniera di sali minerali). In Francia li servono con una fetta di pane: un’ottima idea per un piatto più ricco di carboidrati complessi.

Cena
Sì alla pasta, meglio tiepida o fredda, condita con pomodoro fresco, basilico, uova a fettine, pezzetti di peperone arrosto, tonno, olio evo.

E la frutta?
Un bel piatto di frutta mista (ricca di acqua, sali, vitamine), fino a tre volte alla settimana può sostituire un pranzo, soprattutto al mare e integrare anche colazione e cena. Ma non esagerare perché la frutta può favorire la fermentazione intestinale e fare gonfiare la pancia. Meglio mangiarla intera piuttosto che spremuta, perché è ricca di fibre utili per l’intestino. Dai succhi le fibre vengono eliminate.

Le verdure sempre
Tutta e a tutte le ore perché apporta molta acqua, vitamine, sali e un nonnulla di calorie. Può integrare pasti e fuori pasto. Un cetriolo fresco o un pomodoro possono ingannare l’appetito e calmare la sete.

Bibite
Bene il frullato freddo di anguria ma anche il limone al seltz: è una via di mezzo fra il gelato e la bibita, disseta con poche calorie. Per farlo in casa: sorbetto di gelato (poco) in un bicchiere, acqua gasata e fettine di limone non trattato.

PREVENZIONE E SALUTE COME PERDERE PESO A 50 ANNI?

Molte donne sperimentano un aumento di peso all’inizio della menopausa. I consigli di Elena Dogliotti per mantenere il peso forma e, quando occorre, perderne un po’

La menopausa spesso mette in crisi noi donne, perché ci troviamo di fronte a cambiamenti fisici ed emotivi per i quali non siamo preparate. È importante guardare avanti e concentrarsi per diventare la miglior versione possibile di noi stesse in questa fase della nostra vita. Il mio consiglio è di non guardare soltanto alla bilancia, ma di osservarci con attenzione, affidandoci agli occhi e alle sensazioni.
Il corpo cambia con il calo dei livelli di estrogeni e l’invecchiamento, e non è facile accettare che le abitudini e i comportamenti che fino a questo momento ci hanno aiutato a restare in forma adesso non abbiano più lo stesso effetto.

Come rimediare?
Non ci sono regole buone per tutte, e ogni consiglio va adattato alle caratteristiche individuali e allo stile di vita. Però molti dei problemi della menopausa possono essere arginati con una strategia combinata: alimentazione sana, niente fumo e vita mentalmente e fisicamente attiva. Seguire un piano alimentare equilibrato e gradevole e praticare un’attività fisica piacevole e in compagnia (la produzione di endorfine aiuta a compensare le conseguenze del calo degli ormoni anche meglio di un farmaco) rende le cose più facili.

Alcuni accorgimenti possono aiutare a contenere l’aumento di peso.
Primo: i tempi.
Più che un giorno di digiuno settimanale, come ipotizzato da Anna, potrebbe avere un senso provare il “digiuno intermittente”, ovvero cercare di limitare le ore della giornata in cui ci si alimenta, per esempio facendo colazione alle 8, un pranzo bilanciato e terminando con una merenda alle 16. Molto dipende anche da altri fattori, come la massa grassa e la massa magra, l’assetto ormonale, la composizione del microbiota, ma in generale vale la pena provare a: non saltare la colazione (aiuta a regolare i livelli di energia e appagare l’appetito senza arrivare affamati alla pausa pranzo); cercare di non tardare il pranzo, se proprio si deve, meglio fare uno spuntino verso le 11.30; cenare non dopo le 20; se si fa sport la sera, via libera a uno spuntino nutriente due o tre ore prima (evitando snack troppo dolci o troppo salati) e poi una cena leggera.

Secondo: la varietà e la composizione della dieta.
Stando alla letteratura scientifica attuale, sembra ragionevole che nel periodo della menopausa sia meglio tenersi nel limite inferiore dell’apporto di carboidrati, puntando più sui grassi «buoni» e su un maggior (se pur di poco) introito proteico. Grassi e proteine dovrebbero essere preferibilmente di origine vegetale, che apporta in contemporanea fibre, vitamine, minerali e fitonutrienti, con vantaggio sulla pressione sanguigna, sul colesterolo, sulla glicemia e sul controllo del peso corporeo.

Terzo:seguire una dieta in stile mediterraneo, ovvero ricca di verdura, frutta, cereali integrali, noci, semi, legumi e olio extravergine d’oliva;
con più pesce che pollame e poche carni rosse. Seguire uno stile mediterraneo riduce il rischio di sovrappeso, di malattie cardiache e tumorali, di diabete, aiuta l’intestino e l’umore. Può anche aiutare ad attenuare i sintomi associati alla menopausa.

Quarto: fare movimento.
Dopo i 40 l’esercizio fisico ha un ruolo fondamentale, aiuta a compensare i cambiamenti ormonali e migliorare l’umore; è utile nella prevenzione di molte patologie come le malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione e le dislipidemie. É importante includere sia l’esercizio aerobico che di potenziamento muscolare. Camminare a passo svelto, correre, andare in bicicletta, nuotare migliorano la circolazione, aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari e ridurre l’infiammazione. Potenziare la muscolatura aiuta a utilizzare i nutrienti anziché accumularli in riserve corporee. Inoltre con il movimento si riduce il rischio di cadute e infortuni ad una certa età.

Quinto: ci sono fattori che aumentano il rischio di ingrassare,
come un lavoro sedentario, un alto consumo di cibi processati e confezionati, la mancanza di un adeguato riposo notturno, lo stress, i fattori genetici (si parla in alcuni casi di prevenzione, non di un destino segnato), alcuni farmaci, i beta-bloccanti non hanno evidenze confermate sull’aumento di peso ma potrebbero aumentare l’appetito, attenzione non solo alla qualità degli alimenti ma anche a quantità e frequenza di consumo). Ancora una volta, l’ideale sarebbe cercare di non focalizzarsi troppo sul peso (teniamo piú sotto controllo il girovita in cui si può accumulare il grasso pericoloso per la salute), non affidarsi a diete in voga particolarmente drastiche, ma pensare piuttosto a scoprire il modo migliore di nutrirsi con cibi sani nelle giuste quantità, e adottarlo come stile di vita.

(Salute Fondazione)

Ecco perché i chili di troppo fanno venire il cancro

Un’epidemia che non accenna a rallentare, ma anzi cresce, inarrestabile.

Come il girovita degli oltre due miliardi di individui al mondo che sono sovrappeso o obesi. I chili in eccesso sono un problema che riguarda il 30% della popolazione e che causa ben 4 milioni di morti ogni anno. Morti dovute soprattutto a malattie cardiovascolari, ma anche ai tumori. Ecco, in 10 punti, tutto quello che serve sapere.

Chi è sovrappeso rischia tumori più aggressivi e difficili da curare
«Diversi studi hanno messo chiaramente in evidenza che l’eccessivo peso non solo fa crescere le possibilità di ammalarsi, ma anche di morire di cancro -. Chi è obeso rischia di sviluppare forme più aggressive e difficili da curare, così come ha maggiori probabilità di avere una recidiva di un precedente tumore o di andare incontro a complicanze durante le cure. Nel paziente obeso il trattamento rischia di essere ridotto o eccessivo a causa della differente distribuzione del farmaco che si verifica nel grasso corporeo. Fortunatamente sappiamo anche che dimagrire contribuisce, concretamente, a migliorare la situazione». Ad essere sotto accusa in particolare è il tipo di distribuzione corporea del grasso oltre alla sua quantità assoluta: il grasso viscerale e addominale, situato in profondità intorno agli organi centrali del corpo (come ad es. intestino, cuore, fegato) e quindi non palpabile è ben più pericoloso del grasso sottocutaneo che si accumula in superficie, tra pelle e muscoli.

Fotografia del pianeta che ingrassa: il 30% della popolazione mondiale pesa troppo
A dare le stime più aggiornate dell’epidemia è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine che ha analizzato i dati di quasi 70 milioni di adulti e bambini di 195 Paesi tra il 1980 e il 2015. Dei sette miliardi e mezzo di abitanti del pianeta, più di due superano il peso consigliato: hanno cioè un indice di massa corporea superiore a 25 (sopra il 30 inizia l’obesità) In molte nazioni a diventare extralarge sono soprattutto i bimbi, in quantità maggiori persino rispetto agli adulti. Tra i 20 Paesi più popolosi i maggiori livelli di obesità tra bambini e giovani adulti si riscontrano in Usa (quasi il 13% degli americani di questa fascia d’età), l’Egitto è il Paese con più adulti obesi (circa il 35% del totale). I tassi più bassi di obesità si riscontrano invece in Bangladesh e Vietnam (solo l’1% della popolazione). Guardando i numeri , la Cina, con 15.3 milioni, e l’India, con 14,4 milioni hanno n. di bambini più elevato al mondo, mentre il primato adulti spetta agli Stati Uniti, con 79,4 milioni e alla Cina con 57,3 milioni.

Quali sono i parametri da monitorare?
Per tenere sotto controllo il proprio peso corporeo sono importanti due parametri: l’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index) che si ottiene dividendo il peso (espresso in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza. Un valore di BMI inferiore a 25 indica una persona normopeso; da 25 a 30 si è sovrappeso; da 30 a 40 indica obesità; oltre 40 una grave forma di obesità. Il BMI rappresenta un indice approssimativo poiché non tiene conto del tipo di costituzione fisica, della localizzazione dell’adipe e delle masse muscolari. Un altro valore da considerare è la circonferenza della vita (misurata all’altezza dell’ombelico), che è un indice del tessuto adiposo addominale in relazione al rischio di malattie cardiovascolari e dismetaboliche e che non dovrebbe superare gli 80 cm.

Sei tipi di tumori legati ai chili di troppo
Secondo le più recenti stime, l’eccessivo sovrappeso è responsabile diretto in Italia di circa il 3% di tutti i tumori negli uomini e del 7% di quelli nelle donne. Molte sono le ricerche ancora aperte, ma le informazioni finora disponibili non lasciano spazio ai dubbi: obesità e sovrappeso sono fra i fattori di rischio noti per i tumori di endometrio, colon retto, esofago, rene, pancreas e seno, specie fra le donne in post menopausa. Gli scienziati, negli ultimi anni, hanno fatto molti progressi nelle possibili spiegazioni dei diversi meccanismi che sono alla base del legame tra peso in eccesso e cancro. Al momento sono soprattutto cinque gli ambiti in cui si sta indagando per comprendere le relazioni causa-effetto tra obesità e tumori: insulina, infiammazioni croniche, estrogeni, fattori di crescita dei tumori e adipochine (sostanze prodotte dal tessuto adiposo che hanno un effetto pro-infiammatorio).

Perché il sovrappeso fa venire il cancro: l’insulina
«Le persone obese hanno spesso nel sangue livelli di insulina e di fattori di crescita insulino-simili più elevati della norma – . Questa condizione, nota come iperinsulinemia o insulino-resistenza, fa salire il rischio di diabete e può favorire l’insorgenza di alcuni tipi di cancro, come quelli di colon e rene». L’insulina è l’ormone prodotto dal nostro organismo in risposta a un aumento della quantità di zuccheri nel sangue (glicemia), ma regola anche altri aspetti del funzionamento del nostro organismo e per questo è considerata un ormone chiave nella relazione tra cibo e cancro. Troppa insulina in circolo, per es., induce una produzione eccessiva di testosterone, l’ormone sessuale maschile, nella donna. Inoltre l’insulina favorisce la produzione di un fattore di crescita chiamato IGF-I che è un vero e proprio fertilizzante per le cellule in generale e in particolare per quelle cancerose.

Perché il sovrappeso fa venire il cancro: l’infiammazione cronica
«In chi è molto in sovrappeso – è piuttosto comune anche un’infiammazione cronica di alcuni tessuti (facilitata dai grassi accumulati in determinati punti dell’organismo), che è noto essere uno dei fattori che alla lunga predispongono alla trasformazione cancerosa delle cellule. Il grasso è un deposito naturale di sostanze che favoriscono l’infiammazione e inoltre produce ormoni, come gli estrogeni, coinvolti in vari tipi di tumori». Un es. su tutti è quello dell’infiammazione cronica nell’esofago, con conseguente reflusso gastroesofageo (nota come Esofago di Barret), entrambe più frequenti fra gli obesi ed entrambe sono condizioni che facilitano lo sviluppo del cancro all’esofago.

Perché il sovrappeso fa venire il cancro: gli estrogeni
l’obesità sta per superare il tabacco e raggiungere un poco ambito primato, quello di prima causa prevenibile di cancro. Anche gli estrogeni, che vengono prodotti in grandi quantità dai tessuti grassi sono fra i noti responsabili di alcune forme di tumore del seno, dell’endometrio e dell’ovaio. «In pazienti che abbiano avuto precedentemente tumori al seno o all’utero, l’eccesso di estrogeni legato all’eccesso di tessuto adiposo può facilitare l’insorgenza di recidive».

Attenzione a questi 5 valori: la sindrome metabolica
Generalmente, per semplificare, si parla di una «relazione pericolosa» fra neoplasie e obesità, ma la vera responsabile è la sindrome metabolica, che interviene in tutte le fasi del tumore, dalla formazione alla progressione, dalla resistenza alle terapie fino all’insorgenza di recidive. «Una patologia – caratterizzata da aumento della circonferenza dell’addome (superiore a 88 cm nelle donne e a 96 negli uomini), ipertensione arteriosa, ipertrigliceridemia (oltre 150 mg di trigliceridi per decilitro di sangue), ridotti livelli di colesterolo “ buono” HDL (meno di 50 nelle femmine e 45 nei maschi) aumento della glicemia a digiuno (maggiore di 100). Se si hanno anche solo tre su cinque di queste caratteristiche si soffre di sindrome metabolica e sale il rischio di cancro».
(Salute, Corriere)

PANE e PASTA Bianchi sono “Buoni”, ma meglio non eccedere

Chi consuma sette porzioni al giorno di cereali raffinati sembra correre rischi più elevati per la salute cardiovascolare. Confermato il valore delle fibre alimentari

Il pane bianco, i croissant, che buoni. Ma niente di buono per la nostra salute. Un nuovo studio conferma infatti i dati negativi legati al consumo di cereali raffinati.

Cresce il rischio cardiovascolare, di ictus e di morte prematura
I dati della ricerca sono stati pubblicati su The British Medical Journal. Lo studio, di nome «Pure», ha esaminato le abitudini alimentari dai Paesi più poveri a quelli più ricchi, constatando che sono molto aumentati negli anni i consumi di cereali raffinati e di zuccheri aggiunti.

UNICO ASSOLTO IL RISO BIANCO
I cereali sono stati divisi in tre gruppi: raffinati, integrali e riso bianco. I cereali raffinati includevano prodotti fatti con farina bianca, come pane bianco, pasta, cereali per la colazione, crackers e prodotti da forno contenenti cereali raffinati. I cereali integrali includevano le farine da cereali integrali (per esempio di grano saraceno) e i prodotti cucinati con queste farine. E ora le cifre dello studio canadese, in cui sono stati presi in esame quanti consumano più di sette porzioni al giorno di cereali raffinati e riferisce che questa dieta si associa a un rischio aumentato di morte prematura (+27 %), di disturbi cardiaci (+33%) e ictus(+47%). Non sono stati invece trovati pericoli legati al consumo di cereali integrali e riso bianco. Il riso è dunque l’unico cereale «bianco» assolto.

UNA PORZIONE: 50 GRAMMI DI PANE
Il consiglio con cui si conclude la ricerca è ovvio: mangiare pochi prodotti del frumento raffinati e dare la preferenza ai grani di cereali interi. Anche per il riso, alla fine, si consiglia quello integrale. «L’unità di base è 50 grammi di pane, ecco cosa si intende per una porzione. Quelle considerate nello studio, sette, equivalgono dunque a 350 grammi. Con un consumo a questo livello di cereali bianchi, c’è un importante aumento della mortalità e degli eventi cardiovascolari».

SI ARRIVA ALLA DIETA MEDITERRANEA
«nello studio tutte le persone sono state seguite per quasi 10 anni. La dieta mediterranea, una dieta che si sa salutare e che ha tra i suoi cardini i cereali integrali, consumo ridotto di carne rossa e di formaggi stagionati».

LA CULTURA È SALUTARE
Ma ci sono altri fattori che pesano sul rapporto alimentazione-rischio: a sfavore la povertà, a favore un alto grado di istruzione. «C’è un detto tra chi si occupa di questi temi: “Ne ammazza più il basso reddito che il colesterolo”. Oggi la dieta mediterranea la segue chi può permettersela: costi più elevati dei cibi sempre freschi, tempo per non ricorrere mai ai surgelati, cotture lunghe di pasta e grani integrali…».
(Fondazione Veronesi)

DIETA: quali sono le esigenze di una PERSONA ANZIANA?

Il calo del fabbisogno energetico comporta una rivisitazione della dieta nella terza età.

Al progredire dell’età, l’attività fisica diminuisce e quindi diminuisce il fabbisogno energetico. In più, intorno ai 75 anni, si riduce la massa magra e con essa si riduce anche il metabolismo basale. Di conseguenza, se non si adegua l’apporto calorico alla nuova realtà, si rischia di ingrassare. A parte che per la quantità di calorie totali, l’alimentazione di una persona anziana non è però diversa da quella di un soggetto più giovane. Le cose cambiano soltanto se si è in presenza di alcune condizioni: come il diabete, una dislipidemia, l’iperuricemia e se si è obesi. Se è presente una di queste condizioni, allora sì: la dieta va opportunamente calibrata. L’unica vera differenza è che nell’età avanzata aumenta un po’ il fabbisogno di proteine. Alcuni nutrienti di cui spesso la persona anziana è carente sono calcio e ferro, sono quindi consigliati alimenti proteici come latte, formaggi, uova, pesce e carne (preferenzialmente carne magra e pollame). Gli alimenti di origine animale contengono la vitamina B12 (cobalamina), di cui gli anziani possono essere carenti per via di disordini al sistema gastrointestinale che causano il malassorbimento di alcune sostanze. Altra vitamina che manca frequentemente agli anziani, per via della scarsa esposizione ai raggi solari, è la vitamina D. Per quest’ultima, soltanto dopo averne accertato l’effettiva carenza, spesso i geriatri optano per una supplementazione. Va limitato il consumo di zuccheri raffinati, grassi, formaggi stagionati e salumi. Per facilitare la digestione, è meglio distribuire la dieta nell’arco della giornata, facendo piccoli pasti. La scelta e la preparazione dei cibi deve tenere conto di eventuali problemi a masticare o deglutire. Consumare ogni giorno frutta e verdura, oltre a fornire importanti nutrienti e fibra alimentare, aiuta ad assumere una sufficiente quantità di acqua.
(Fondaz. Veronesi)

MAL DI STOMACO, MANGIARE BENE AIUTA

Le malattie gastroenterologiche, pur essendo tra le patologie più diffuse nel nostro Paese, sono spesso sottovalutate e peggiorate da un’alimentazione poco attenta.

Che ruolo ha l’alimentazione nella prevenzione gastroenterologica? «Una dieta sana ed equilibrata è importante per il corretto funzionamento dell’organismo e per la salute del nostro corpo. Nel caso delle più comuni patologie a carico dell’apparato digerente, come il reflusso gastroesofageo, la stipsi e la gastrite, l’alimentazione è fondamentale per non peggiorare la situazione. In altri casi però, come nell’ulcera peptica, la causa è da ricercare nell’infezione da Helicobacter Pylori e non ha correlazione con l’alimentazione».

Quali consigli per chi soffre di queste patologie?
«Le persone colpite da stipsi, reflusso o gastrite dovrebbero assicurarsi una dieta ricca di fibre (frutta e verdura), dovrebbero evitare di consumare cibi troppo grassi o raffinati, moderare il sale, le bibite e i prodotti zuccherati. È importante bere molta acqua: una corretta idratazione aiuta il funzionamento dell’apparato digerente. Occorre poi prestare attenzione ai cosiddetti cibi irritanti, che peggiorano la situazione: cioccolato, caffè, pomodori, agrumi, fritti, vino».

Ci sono attenzioni particolari che è bene adottare?
«Chi soffre di patologie gastroenterologiche dovrebbe evitare di fumare: l’associazione molto diffusa del fumo con il caffè è dannosa. È inoltre opportuno lasciar trascorrere due-tre ore tra la fine della cena e il momento in cui si va a dormire, in maniera tale da consentire un’adeguata digestione. Chi è soggetto a sensazione di pesantezza postprandiale dovrebbe fare piccoli pasti più frazionati nell’arco della giornata e assicurarsi una cena leggera. In generale, sarebbe bene preferire alimenti più leggeri a cena, anche se il nostro stile di vita ci porta a mangiare qualcosa al volo a pranzo e a consumare una cena abbondante e particolarmente elaborata: questo appesantisce l’apparato digerente con comparsa di bruciori fastidiosi durante la notte che possono essere spesso una causa di insonnia. Anche lo stress è un fattore peggiorativo, in alcuni casi addirittura scatenante».
(Salute, Humanitas)

EFFETTO CORONAVIRUS: con la quarantena crescono depressione e consumo di zuccheri

Affaticamento psicologico e sintomi depressivi, poca attività fisica ed eccessivo consumo di zuccheri.

Sono i primi risultati dell’indagine #PRESTOinsieme che si propone di studiare l’effetto delle misure di contenimento dell’epidemia sulla salute psicologica e sugli stili di vita della popolazione italiana. Avviato il 21 marzo scorso, l’analisi dei dati raccolti dai primi 2000 compilati mostrano che la salute psicologica dei partecipanti sembra risentire delle misure. Lo studio ha evidenziato che circa il 50% del campione intervistato manifesta sintomi depressivi e di affaticamento psicologico. Non solo la salute psicologica, ma anche gli stili di vita sembrano averne risentito. Circa il 20% dei partecipanti ha smesso di fare attività fisica regolarmente dopo l’introduzione delle limitazioni e si starebbe verificando un consumo insufficiente di frutta e verdura a fronte, invece, di un incremento di cibi ricchi in grassi e zuccheri.

(Salute, Il Mattino)

PERCHÉ PUR FACENDO LA DIETA ALCUNI NON RIESCONO A DIMAGRIRE?

Sono numerosi i motivi che possono ridurre l’efficacia di una dieta per cui alcuni, pur a dieta, non riescono a dimagrire.

Il primo motivo per cui alcuni faticano a dimagrire è la mancanza di attività fisica associata alla dieta. L’attività fisica non deve essere intesa solo come sport, ma come stile di vita attivo: ben venga andare in palestra o correre 2-3 volte a settimana ma è utile muoversi anche negli altri giorni ed evitare di passare la giornata seduti. Per notare già la differenza tra fare solo la dieta ed essere anche attivi tutti i giorni, è sufficiente inserire nella routine quotidiana piccoli percorsi a piedi o fare le scale. Un altro motivo per cui la dieta può far fatica a funzionare è da attribuire ai piccoli sgarri ripetuti, quelli di cui ci si rende meno conto:  un biscotto in più, il pezzetto di formaggio mentre si cucina, un boccone di pane, il cioccolato dopo cena. In questo caso tenere un diario alimentare e segnare ogni giorno tutto ciò che si mangia, può essere d’aiuto nell’individuare dove sono i principali errori.

Un altro sbaglio è avere un apporto proteico e di carboidrati insufficiente, cioè mangiarne meno rispetto al fabbisogno giornaliero: quando proteine e i carboidrati sono carenti in modo costante il nostro corpo è meno efficiente e il metabolismo rallenta, rendendo difficile dimagrire. Infine le diete ripetute che instaurano la sindrome dello yo-yo cioè le diete che promuovono un continuo dimagrire e riprendere peso, possono contribuire a modificare la composizione corporea aumentando la massa grassa e diminuendo la massa magra con conseguente rallentamento del metabolismo. Si instaura, spesso una fase di stallo durante la dieta in cui non si perde peso, a cui bisogna rispondere apportando le giuste modifiche alla dieta e all’allenamento.

(Salute, Humanitas)

INTESTINO: SFATIAMO I FALSI MITI

Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo e la progressione delle malattie renali. Ma lo scenario è reversibile, smettendo di fumare

Il fumo è riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio sia per lo sviluppo delle malattie renali sia per la loro progressione. La frutta secca fa bene all’intestino? In caso di stitichezza, le fibre possono aiutare? Sono tante le credenze che si tramandano circa il benessere e la cura dell’intestino. Ma quali di queste sono vere?

LA FRUTTA SECCA FA MALE ALL’INTESTINO La frutta secca, in particolare noci e mandorle, ha un effetto positivo sul microbioma intestinale, favorendo la proliferazione dei batteri buoni, come il Lactobacillus, Bifidobacterium, Roseburia e Ruminococcaceae. La frutta a guscio permette di avere un microbioma diversificato, un bene per combattere malattie come il diabete, l’obesità, la sindrome del colon irritabile e altre patologie intestinali. La frutta secca può inoltre ridurre l’acidità gastrica e favorire l’assorbimento dei nutrienti.

MANGIARE FRUTTI ROSSI AIUTA A COMBATTERE L’INTESTINO IRRITABILE Fragole, frutti di bosco, ciliegie, sono ricchi di polifenoli, sostanze attive nella lotta all’infiammazione delle cellule e dei tessuti dell’organismo, specie di quelli intestinali. Le loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti sono molto utili anche nella prevenzione della colite infettiva, in quanto i frutti rossi prevengono l’adesione alle pareti dell’intestino di alcuni ceppi patogeni dell’Escherichia coli. Questi ceppi, che possiamo introdurre nel nostro organismo con cibo o acqua contaminati, sono pericolosi per il nostro organismo e, oltre a favorire lo sviluppo di coliti infettive, possono portare allo sviluppo di cistite.

L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO “INIZIA” NELLO STOMACO Nei soggetti intolleranti al lattosio non vi è alcun problema gastrico. Il problema, che riguarda un numero sempre più abbondante di persone, ha origine nell’intestino tenue. Il lattosio è un disaccaride che, per essere digerito dall’organismo, deve essere scomposto nei due zuccheri semplici che lo compongono, ovvero il glucosio e il galattosio. La scissione avviene nell’intestino tenue, grazie all’enzima lattasi. Se l’enzima è assente o presente in quantità ridotta, il lattosio non può essere scomposto e quindi digerito, e restando nell’intestino viene fermentato dalla flora batterica.

MANGIARE LENTAMENTE FA INGOIARE PIÙ ARIA, CHE CAUSA UNA MAGGIOR POSSIBILITÀ DI INCAPPARE NEL METEORISMO E NEI PROBLEMI INTESTINALI La digestione inizia in bocca, quando con il movimento della masticazione il cibo fa partire la produzione di saliva e la secrezione degli enzimi necessari alla digestione stessa. Se nello stomaco il cibo, o meglio, il bolo, dovrebbe arrivare in una forma morbida, nel duodeno, il bolo dovrebbe trasformarsi in chimo, cioè avere una consistenza quasi liquida. Mangiare in fretta, senza masticare correttamente, rallenta la digestione e quindi i problemi intestinali. Se il cibo staziona a lungo nell’intestino, perché non è stato masticato adeguatamente ed è stato ingerito velocemente, l’assorbimento sarà rallentato e incompleto, sarà favorita una maggiore fermentazione da parte della flora batterica intestinale con aumento del gonfiore addominale e sviluppo di meteorismo, dolore e, talvolta, problemi di evacuazione.

L’IDROCOLONTERAPIA “RESETTA” L’INTESTINO E NE MIGLIORA LA FUNZIONALITÀ L’idrocolonterapia consiste nel lavaggio del colon attraverso l’introduzione nel retto di acqua. Questa pratica, di origine molto antica, non ha una reale efficacia in assenza di malattie specifiche, che richiedono una supervisione medica specialistica. Il colon è in grado di eliminare le feci, soprattutto se aiutato da un’alimentazione bilanciata con il giusto apporto di acqua e fibre vegetali e una attività fisica.

(Humanitas)